22/Settembre/2017

CONCORSO LETTERARIO - LA VECCHINA DI CATTELAN

21/Settembre/2017

"Letto di stupore".Il declino come libertà

01/Settembre/2017

Io sostengo l'Alzheimer Fest!

CONCORSO LETTERARIO - LA VECCHINA DI CATTELAN

 

 

GRAZIE A TUTTI I PARTECIPANTI

Al concorso “Che cosa legge la vecchina di Cattelan”, lanciato su La Lettura del Corriere della Sera ad agosto, sono arrivati un centinaio di componimenti. Fra questi sono stati selezionati dieci finalisti. I componenti di una giuria di 43 non addetti ai lavori, amici dell’Alzheimer Fest (in fondo trovate i nominativi), hanno scelto il loro preferito. La cosa bella, naturalmente, è stata la partecipazione così ricca ad un evento che vuole celebrare le persone che vivono con l’Alzheimer. Grazie a tutti, vincitori e AVVINTI. Di seguito, i testi finalisti e il risultato del voto.

 

CARA NONNA

Sette otto e nove,
e fuori già piove.
Poca chiarezza
tanta mitezza.
Non sai più che fare,
o anziana bambina;
tranne la tua nipotina
tutti han pensato di andare e lasciare.
Cara nonna,
qual è l’orologio
più bello da amare?
E’ forse quello?
Lo porterò a riparare;
così nella tua mente
non partirai più da sette
quando dovrai di nuovo contare.
Basta leggere manuali,
la confusione non è mai
nella tua testa
ma in quella degli orologiai.
Per la tua guarigione
una festa vorrei organizzare,
così potrai gridare:
“Cari amici che arrivate
tutti gli anni a Gavirate
son le otto, son le quattro
e ricordo di avere un bel gatto!”

FILOMENA FIORDORO

FINALMENTE POSSO LEGGERVI UNA FAVOLA

Finalmente posso leggervi una favola mie cari amici. Sì! Finalmente adesso che non ci vede nessuno, che sono qui comoda e spensierata. A te mio caro sette e un minuto leggerei quella che mia madre mi raccontava prima di cenare, mentre a te mio caro quattro e un quarto quella che, se non mi ricordo male, mi aveva detto zia Adelaide, nel bosco vicino alla nostra casa, quando salivamo a raccogliere i lamponi. Sono stanca ora, ma a te mio caro diciotto e cinquantotto, lascio che le parole si inventino, come quando papà tornava a casa e mi guardava per chiedermi tutto e non mi chiedeva nulla. Quel silenzio adesso lo conosco bene: mi fa compagnia da qui. Ma a te mio potente nove e cinque racconterò di quando l'aereo bombardava il paese e nessuno sapeva più niente, nessuno sapeva da che parte scappare, perché non erano gocce a scendere ma ferro. Solo tu mio caro sette e un quarto sapevi come dirmele le parole piccole: quelle che mi facevano compagnia, quelle soffici come cuscini e allora correvo assai lontano...ma ora... E tu qui dietro che russi sempre e non ti vedo? Cosa vuoi da me? Cosa vuoi che ti racconti ancora? Vicino come sei a sette e cinque e a quattro e quattordici non parli mai. Con loro fai solo pensieri e a me tocca cercarveli a furia di ore passate, suonate. Però ora come vorrei non raccontarvi più nulla, come se adesso da qui fossi solo un inizio perpetuo.... ma invece.: C'era una volta miei cari...c'era una volta e mai più.”

STEFANO RAIMONDI

 

OTTO OROLOGI
Il letto
diviene scialuppa
che fluttua,
galleggia.
Su onde di
otto orologi:
otto, appunto.
Come l'infinito
di chi naviga il pieno
divenuto vuoto
e si aggrappa
al timone di un libro,
per non scivolare via
lungo coperte
di smemoratezza.
Nel mare del nulla,
squali affamati
azzannano la scialuppa
e gli otto orologi
sono ora
otto figli
che si offrono
ai denti affilati,
per tardare il silenzio
della madre,
stretta al timone
di una qualsiasi
se stessa.

ALEXA VON DER GOLTZ

 

MI SA CHE IL TEMPO VOLA

Veh che se va bene, riesco a fare tutto prima che vien sera...
No perché, io amo far bene il mio lavoro: pulire, lucidare, cucinare. Tutto a puntino, e senza aiuti eh? Tutti i santi giorni. Del resto è quello che so fare da sempre e che per fortuna non mi pesa per niente. "Tutto da sola e tutto in fretta" questo è il mio motto! Che il tempo vola. E già che ci siamo, passo a prendere la Ginetta a scuola, che l'orologio segna già mezzogiorno...
Cosa stavo pensando prima? Ah sì, devo andare, che ho fretta di arrivare.
Adesso mi alzo e mi metto a spazzare in camera, veh che disordine che c'è! E che puzza di chiuso!
Per fortuna lavorare non mi stanca, anzi, mi piace pure vedere tutto in ordine e preciso. Come un orologio svizzero.
Se no non lo farei.
Sissignori: se non lo volessi fare, lo direi in faccia ad Antonio: "Adesso mi son stufata e da domani cucini tu. E lavi pure i piatti quando hai mangiato..." , così gli direi! E poi mi godrei la sua faccia a bocca aperta e tutta rossa, sul punto di scoppiare come un pomodoro maturo!
Peccato che è un po' che non lo vedo in casa, a sciabattare in giro senza far niente da quando è in pensione..
Ma che ore si son fatte, porca la miseria!
Finisco di leggere il giornale e poi mi alzo.
Ma cosa scrive questo Borsa? «Paura di che? Del famoso salto nel buio? Lo credono i nostri lettori: il buio non è nella Repubblica o nella Monarchia. Il buio, purtroppo, è in noi, nella nostra ignoranza, o indifferenza, nelle nostre incertezze, nei nostri egoismi di classe o nelle nostre passioni di parte»*. Ah si, belle parole, non c'è che dire... Ma saranno vere anche fra un anno o dieci o cento... Tanto noi Italiani siamo bravi in quanto a chiacchiere e paroloni ma quanto a fatti... Va là che se non ci fossimo noi donne a tirar la carretta...
Adesso mi sa che devo proprio andare, l'ora è quella giusta per portare la Ginetta a scuola, solo che a svegliarla ci vogliono le cannonate...
Ma quando sto per sgridarla, le vedo quelle guanciotte paffute e mi vien voglia di baciargliele.
Adesso però...
Vediamo, dove ero rimasta?
Ah si.
Sono qui, devo pur vestirmi e vedere come sta Antonio, se è poi tornato...
No perché il caro mio maritino è un bel pezzo che non si vede...
Malato? In ospedale? Mah, chissà...
Intanto mi vesto e poi mi lavo la faccia.
E poi devo andare a prendere la Ginetta che esce da scuola.
Chi l'ha portata poi stamattina?
Sarà andato Antonio mentre andava al lavoro.
Sì però ora devo sbrigarmi.
Che ore si son fatte?
Uh, Madonna com'è tardi!
Chi la sente adesso mia madre, che arrivo a scuola un'altra volta in ritardo?
Ma è così bello poltrire al calduccio...
Farò finta di dormire quando entra in camera per mandarmi a lavar la faccia...
Ma cosa ci fa il giornale sul mio letto? L'avrà lasciato li Antonio, fannullone buono a nulla scansafatiche che non è altro!
Ma adesso è meglio che mi prepari, stasera andiamo a ballare, io e il mio Antonio, il più bel ballerino del Kursaal!
Che quando mi prende per la vita e mi fa piroettare per tutta la pista... Mi si smuove tutto dentro...
E io devo ancora vestirmi.
Su su su, che l'orologio non si ferma mai!
È proprio vero: un momento sei ancora a letto al mattino addormentata e l'attimo dopo è già sera...
Mi sa proprio che il tempo vola.

VANDA MENON

 

GIOIA SQUILLANTE

Egregio Signore,
cosa vuole che ne sappia sul cosa Cattelan abbia voluto esprimere circondando la povera vecchietta di pendole sonanti ad ore diverse. Ma forse non disturbano la signora tutta concentrata e quasi divertita da ciò che sta leggendo come mia madre quando, fino a notte tarda leggeva i racconti di Ellery Queen. Anche per lei c'erano pendole nascoste che ritmavano il suo tempo lavoro fuori e lavoro dentro casa negli anni del c.d. boom economico. Scriverò per lei prima di dimenticare quando si è avviata per il suo viaggio lasciandoci fuori in San Saba.
Lei, che era la prima a risponderci al telefono con gioia squillante, ha poi abbandonato quell'incombenza divenuta difficile al marito riluttante.
Lei, che non ha mai raccontato volentieri gli anni della scuola di via Panisperna, delle rovine di S.Giovanni e degli urli di v. Rasella, ce l'ho dovuta riportare in carrozzina sullo stradone di S.Giovanni per sollecitarle quei ricordi adolescenziali così vitali per me che ho lasciato Roma da troppi anni.
Lei che sul Talismano di Ada Boni si appuntava il numero delle calature per non sbagliare la lavorazione ai ferri, ha poi dimenticato tutti i suoi lavori e a chi li ha amorevolmente donati, e aggrappandosi al braccio di papà, ha dimenticato anche me.
Ed io che sono diventata una piagnona, vorrei dimenticare anch'io un po’e trovare pace.

MARA PANUNTI


NESSUN MINUTO E’ ANDATO PERDUTO
Hai sempre pensato fosse stupido preoccuparsi del tempo, ma non dei ricordi. Quelli sì: guai a chi te li tocca. Se c’è un principio sul quale non transigi è questo: conservare le proprie radici vuol dire curare l’albero del tempo. Anche se nei pensieri c’è nebbia o gelo. Nonostante i ricordi possano sfumare o trasfigurare. Non è un caso che quelle pendole, del legno, mantengano il respiro e la resistenza. In fondo ti somigliano: semplici, abitudinarie, disadorne. Necessarie. Non è difficile pensare che anche il tuo cuore sia munito di lancette e carica a molla: nessun minuto è mai stato perso. Nelle faccende e nelle attenzioni di ogni giorno; nel tuo essere moglie, madre e nonna hai sempre scandito la pienezza lenta delle emozioni e la pratica urgente del quotidiano. E a noi giovani, che non capivamo, dicevi di Cesare Pavese: “L’arte di vivere è l’arte di saper credere alle bugie”. Quelle buone. Quelle bianche. Quelle che ci regala e ci ruba il tempo. E che raccontano ora quelle pendole mute. Non fatte per suonare e battere, ma per esserci. Una presenza che ci avvolge, rassicura, ci rende certi dell’infinitezza della tua comprensione. E leggi, misurando le battute come fa un direttore d’orchestra con uno spartito. Leggi e ripassi quelle lettere che ti scrisse papà quando volò nel mondo, per lavoro. La lontananza, dentro di te, era come uno scoppio. Ma erano scritti d’amore. Di un volersi bene che c’è ancora. Con quelle pendole che sono ancora lì. E che somigliano a quel vecchio disco che hai consumato sul grammofono del nonno. La puntina a volte inciampa, gracchia sommessamente e fa su quell’antico disco un sentiero di poesia. Il tuo presente è una nota acuta. Lo svolazzare di una melodia che resta a metà. E che tu completi, sempre, con quella piccola genialità che ancora commuove. Allora quelle pendole sono gli orologi che sanno inventare l’oggi. Un tempo al quale non dobbiamo rinunciare.
DAVIDE IELMINI

 

CAROGNA

“Dai che gò de fa de mangià...!!
el ma mis chi, cun un liber al cuntrari. .el me fa per el temp. ..
poedi gnanca muime chel brava. ..
A lu ghe do no de mangià!
A ialter si,
a lu no !...carugna!!”.
GLORIANA FERRARI

 

NEL FUTURO LONTANO

“Alla mia età, amata e accudita da figli e nipoti, nella mia camera sono fuori dal tempo e dagli affanni quotidiani.
Posso ancora leggere, come ho fatto per tutta la mia vita, e leggo libri di fantascienza, perchè amo immaginarmi nel futuro lontano. Il futuro vicino, chissà...
Circondata dagli orologi della mia famiglia ormai passata, vivo anche di ricordi, e per questo il mio tempo è regolato sui tre momenti più belli della mia giornata.
Le nove del mattino: filtra la luce dalla mia finestra e presto arriverà qualcuno per un nuovo giorno.
Due orologi sono fermi sulle quattro del pomeriggio: finiva la scuola, finiva il lavoro, tornavamo a casa.
Quattro orologi segnano sempre le sette della sera: era il momento del ritrovarsi insieme.
Ora come allora, mi arrivano rumori fuori dalla camera. Forse la porta si aprirà e avrò l' abbraccio dei piccoli di casa.
E' vero ? Non è vero ? Non importa. Dovunque io guardi intorno a me, sento che potrebbe essere uno di quei momenti".

LEONARDO PARIGI

 

CATERINA DA BRUGHERIO

Caterina da Brugherio è una donna di novant’anni e purtroppo non ha più tanta forza. Oggi ha fatto i mestieri, ha pulito i pavimenti e, per questo, si è affaticata. Decide, quindi, di andare a letto. Prima di mettersi sotto le coperte, si copre le spalle col suo scialletto preferito. Poi, per rilassarsi un po’, si mette a leggere un libro di chiesa. Dopo qualche minuto di lettura della Bibbia, la signora Caterina sta “vecchiamente” bene. Posa il libro, osserva la sua stanza, a dirla tutta una camera davvero strana, piena di orologi a pendolo (ne è stata da sempre una collezionista), si lascia cullare da una musica particolare: TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC...
Caterina non è infastidita dal ritmico suono degli orologi, li ha messi lì lei, appositamente regolati su orari differenti così da potersi svegliare a ogni ora, consapevole che allo scoccare costante delle pendole lei potrà aprire gli occhi e felicemente rigirarsi nel letto, soddisfatta che non sia ancora l’ora giusta per alzarsi. Penserà fra sé e sé: “Per fortuna ho ancora tante ore da dormire!” e si riaddormenterà felice nell’attesa che scocchino le otto.

GLI OSPITI DEL CENTRO DIURNO ALZHEIMER DI MONZA, VIA MOLISE

 

NON CI PARLIAMO PIU’

Non ci parliamo da molto tempo, ormai. Non
camminiamo più, non seguiamo più il ritmo puntuto
dei giorni. Abbiamo smesso perfino di suonare la
nostra musica; e a me dispiace molto, ecco, forse
perché tutti noi avevamo un suono personale,
viscerale e meccanico. Sempre lo stesso ritmo,
d'accordo, ma che importa! Io non gradisco molto
le sorprese. Così, da quando non abbiamo più
niente da dirci, stiamo in silenzio, fermi, ognuno
con la posa che gli è più comoda. Io, per esempio,
ho un braccio che punta verso il basso,
leggermente a destra, e uno verso l'alto.
Non ci parliamo più, dunque, e poi, anche
volessimo, non sapremmo cosa dirci. Qui il tempo
si è un po' ingarbugliato. Anzi, a volte penso che
ci abbia proprio lasciati. Lo crediamo tutti,
tranne lei, che sembra non essersi accorta di
niente. Continua a leggere, a leggere, sempre lo
stesso libro, sempre le stesse righe. Cosa legge
non lo so, perché dalla mia posizione vedo solo la
sua testolina canuta, leggermente reclinata in
avanti, spuntare dalle spalle appena appoggiate
sul cuscino. Forse gli altri sanno cosa legge.
Mah! Tanto non me lo direbbero, dato che non ci
parliamo più. E lei continua a leggere: senza
posa, senza voltare pagina, sicura di sé, come se
non esistesse né un prima, né un dopo. È un po'
come noi: un orologio bello e maestoso, ma che non
ricorda più come si segnano le ore. Chissà cosa
legge?
STEFANO DALLA COSTA

VOTI


8 NESSUN MINUTO E’ ANDATO PERDUTO
7 NON CI PARLIAMO PIU’

6 FINALMENTE POSSO LEGGERVI UNA FAVOLA

5 CATERINA DA BRUGHERIO

4 CAROGNA

3 CARA NONNA

3 NEL FUTURO LONTANO,

3 OTTO OROLOGI

3 MI SA CHE IL TEMPO VOLA

1 GIOIA SQUILLANTE

 

LA GIURIA
Marco Trabucchi, Cristina Giacomelli, Laura Biella, Flavio Pagano, Manuela Berardinelli, Michele Farina, Giuseppe Bartoccini, Paolo Mometto, Francesca Di Mattia, Alice Balboni, Chiara Billi, Paola Ossola, Luca Carli, Giovanna Volpi, Federica Villa, Luisa Moser, Marco Predazzi, Fiorella Molon, Marta Zuffi, Francesca Caracciolo, Settimio Benedusi, Isabella Balena, Luigi Baldelli, Alessandro Mandella, Alvise Campostrini, Consuelo Farese, Elena Marco, Marco Toscani, Ferdinando Schiavo, Raffaella Fontana, Paolo Lepri, Mara Gergolet, Alessandra Coppola, Caterina Chiodini, Gian Giacomo Schiavi, Luisa Artini, Andreina Uldanck, Maria Grazia Focanti, Molly Tyler-Childs, Guido Morgavi, Florencia Martinez, Pietro Cheli, Elena Blancato