CHI SIAMO

In giro per l’Italia ci sono migliaia di famiglie, tanti centri e associazioni, che pur tra ripide difficoltà e in ordine sparso, con il groppo in gola e il sostegno di molti operatori, cercano di percorrere i tornanti della demenza come una tappa di vita. E’ una specie di Società Segreta Miracoli Quotidiani, dove i miracoli si chiamano normalità: i “soci” spesso non si conoscono o comunque raramente si ritrovano per il piacere di stare insieme. L’Alzheimer Fest vuole essere un’occasione di incontro per queste persone. E un piccolo faro per coloro che non possono venirci. E una passerella in cui si mescolano malati e sani.

Dunque la prima risposta alla domanda CHI SIAMO è semplice: siamo tra “quelli che l’Alzheimer è una stagione di vita”, “quelli che la vita è fatta anche di Alzheimer”. In primis siamo tra quelli che l’Alzheimer lo portano con sé ogni giorno: siamo “imperfetti sconosciuti” come Antonio Candela, Mariuccia Comandini, Oscar Selicato, Alberto Simonato, Carla, Arturo, Maria… Siamo anche familiari “in servizio attivo”, o reduci come Michele Farina, giornalista del Corriere della Sera che un giorno del 2015 in Alto Adige ha acceso la scintilla dando alla presentazione di un libro il nome di Alzheimer Fest. Siamo professori come Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, che da quella scintilla ha pensato bene di far nascere un falò. Siamo terapisti, artisti, badanti, medici, attori, musicisti, ricercatori; tante persone in giro per l’Italia. Come si fa ad elencarci tutti? Siamo Rughe di Gavirate, siamo Pls di Firenze, siamo l’Associazione Alzheimer Fest nata un pomeriggio di primavera con uno statuto, un bilancio trasparente, tante energie. Siamo tra quelli che non vogliono pestare i piedi a nessuno, o sostituirsi ad altri (semmai unirli). Siamo, come canta Piero Pelù ne “Il mio corpo che cambia”, “in trasformazione”. Qualunque sia la direzione, la storia, la provenienza di ciascuno. Chi c’è, c’è (anche soltanto con il pensiero): siamo l’Alzheimer Fest.

COS’È ALZHEIMER FEST

Un week-end lungo fatto di incontri, esperienze e (anche) dolce far niente. Un piccolo viaggio per chi raramente riesce a spostarsi.
Una festa nazionale dell’Alzheimer.
Con la certezza che ciascuno porterà qualcosa, da ogni angolo di mondo, e che ogni arrivo sarà un regalo per tutti.
Con il Corriere della Sera a fare da media partner.
Con l’AIP, l’Associazione Italiana di Psicogeriatria, come partner scientifico
Con la società PLS a curare l’organizzazione.
Con le opere di Maurizio Cattelan a fare da magnifico apripista.
Con Clet Abraham che ha inventato il simbolo del buffo Mister Alzeimer, che è lì a sorriderci e a ricordarci che dimenticare (l’H in una parola, un volto, una persona) non impedisce alla gente di continuare a vivere!

Le persone con demenza e i familiari che vengono all’Alzheimer Fest possono contare su un’organizzazione che vede al primo posto il loro benessere. All’Alzheimer Fest ci piace la vita bella (e dunque anche comoda). Servizio di bus navetta per gli spostamenti dall’albergo ai luoghi dove si svolgono gli eventi, centro “nursery” con medico e operatori a cui rivolgersi per qualsiasi difficoltà, personale specializzato pronto a intervenire e risolvere problemi nei vari momenti/luoghi della manifestazione.
Andare all’Alzheimer Fest non significa aggiungere un problema alla lista (già lunga) delle difficoltà quotidiane. All’opposto: vuol dire aggiungere un po’ di serenità e tornare a casa ricaricati.

Nei colori dell’Alzheimer Fest c’è un incontro tra vari rami di un medesimo albero: la cultura e la salute, il sociale e l’arte, la cura (in inglese “cure” e “care”) e la bellezza. C’è qualcosa di ogni festival che si rispetti: bei paesaggi, musica, teatro, arte, balli, cibo, letture, giochi, discussioni, laboratori, scienza, medicina, preghiere… e tutto “l’altro” che riguarda la vita (non solo) di chi ha poca memoria.

PERCHÈ ALZHEIMER FEST

Attorno alla malattia di Alzheimer e alle altre demenze si discute da molto tempo in modo schematico, su argomenti tra loro separati, tra addetti ai lavori di ogni specie. Nel corso dell’Alzheimer Fest tutti coloro che pensano, amano e soffrono attorno alle persone affette da disturbi della cognitività si ritroveranno in un’atmosfera dominata dalla gioia dello stare insieme. Ciascuna competenza si mescolerà con le altre, senza barriere e preconcetti, ma nel rispetto di saperi e conoscenze che ritengono di migliorarsi se si integrano e si contaminano. Tutti saranno coinvolti, grandi artisti e imperfetti sconosciuti, perché è festa solo se nessuno si sente escluso. Il programma prevede molte voci, molti percorsi; ciascuno sarà libero di scegliere ciò che vuole, senza barriere di saperi e di esperienze.
Perché le persone con l’Alzheimer (o con un’altra forma di demenza) continuano a essere persone. Un esercito di person: oltre un milione di malati, tre milioni di familiari solo in Italia. Con tanta angoscia ma anche tanta voglia di vivere, gioire, staccare dalla routine, e perché no: andare a una festa. Persone vive anche se magari chiuse in una brutta casa di riposo.
Persone come Federico di Napoli, che guarda il suo declino a testa alta: “E’ vero, le cellule del cervello mi stanno lasciando, ma che debbo fare: portare il lutto per ciascuna?”. Come Arturo della Val Pellice, che confonde i giorni della settimana ma tiene pronto lo zainetto sognando di partire per un viaggio sulla sua vecchia Bianchina. Come Albertina, che con la sua valigetta di cartone rosa vorrebbe prendere il treno e andare a Rosignano a mangiarsi un gelato con le amiche. Come Carla, di Mantova, che sapendo di avere l’Alzheimer ripete con forza ai suoi familiari: “Voglio continuare a fare tutto. Adesso balliamo?”

In giro per l’Italia ci sono molte famiglie, molti centri e associazioni, che pur tra mille difficoltà e spesso in ordine sparso, con il sostegno di migliaia di operatori amorevoli cercano di vivere il più possibile il tempo dell’Alzheimer come UNA STAGIONE DI VITA. E’ una specie di Società Segreta Miracoli Quotidiani, i cui soci spesso non si conoscono e dunque non si incontrano quasi mai. Una Società da riunire, e di cui andare orgogliosi.
L’Alzheimer Fest offre questa possibilità di incontro e di orgoglio. Chiamatelo se volete Alzheimer Pride. Non è un convegno. E’ una festa in cui tutti possono essere protagonisti. Dove certamente si farà anche il punto su cure, ricerche, criticità, iniziative intorno alle quali aggregarsi, progetti da mettere in campo. Ma sempre con lo stile e nella cornice di una vera festa popolare.

IL LOGO DI CLET

Un altro regalo, un’altra faccia: è il simbolo che Clet Abraham ha creato per l’Alzheimer Fest. Simpatico, buffo, colorato, anche un po’ ribaldo. Con il sorriso di chi ha scelto, stringendo i denti, nonostante tutto, di guardare al lato positivo (o meno negativo) di ogni esperienza (anche la più dura). Clet vive a Firenze e fa delle cose magnifiche. Ha saputo arricchire con geniale fantasia la segnaletica stradale delle grandi città del mondo, dall’Italia al Canada. Lui c’era, il giorno in cui è nata l’Associazione Alzheimer Fest. Un artista che non ama i confini, i sensi unici o vietati della cosiddetta normalità.

Uno così non poteva che andare a braccetto con il Fest. Il suo logo lo dimostra. Brilla per la sua assenza, direbbe il poeta. L’avete guardato con attenzione? Che cos’ha di particolare? Anzi: che cosa gli manca? Ecco, forse avete già indovinato. Al suo, al nostro, Alzeimer Fest manca l’H nel mezzo. Non è un errore. E’ una dimenticanza voluta. Uno scherzo ai professionisti della salute. Un segno che scordarsi qualcosa, perdere qualche pezzo, rottamare un mare di cellule, non impedisce di vivere. Di sentire: Mister o Lady Alzeimer (senz’H) hanno le orecchie come frecce puntate verso il mondo, verso gli altri, e il sorriso a denti stretti di chi non si vuole arrendere.

GLI IMPERFETTI SCONOSCIUTI

Il Mister Alzeimer di Clet non è solo. Molte persone hanno inventato immagini per la festa. Persone che il mister lo conoscono da vicino, da dentro. Per esempio il centro diurno Margherita di Fano ha messo l’idea stessa dell’Alzheimer Fest al centro di un laboratorio d’arte. Ne sono venute fuori suggestioni affascinanti, che trovate in questa gallery. Sarebbe bello continuare. Come vi immaginate, come ci immaginiamo la festa? Una festa che celebri le persone che vivono con la sora demenza? Forza, sbizzarritevi. Sul sito metteremo quello che ci mandate. Disegni, foto, ritratti, parole, emoticon… Boccali di birra… Nel giorno in cui Clet ci spediva il suo logo, un delizioso signore novantenne di Bergamo disegnava il suo e ce lo mandava (attraverso la figlia Laura, deliziosa artista). Lo vedete qui. Un boccale di birra stilizzato, dal tratto incerto ma pieno di bellezza. E la parola Alzeimer (anche lui l’ha fatta senza H!). Che meravigliosa coincidenza: “senza”.

Centro diurno
Margherita – Fano (pu)

Centro diurno
Gocce di Memoria – Giovinazzo (BA)

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