1.

Traversa su Traversa, con Corrado e Olga Fabbri

Corrado Fabbri incontra gli studenti

Corrado Fabbri è venuto al Fest per mano a sua moglie Olga. Si è sistemato a un tavolo fuori dalle Serre, in mezzo ai suoi dipinti, i disegni, gli esperimenti fotografici stampati e colorati sulle traverse (quei telini assorbenti che in diversi momenti della vita diventano indispensabili) e ha atteso gli invitati per offrire loro la sua esperienza.

Ad ogni traversa Corrado ha affidato un segno, un disegno, un ricordo. Tutti sono stati invitati a sedersi con lui e Olga e colorare quelli rimasti bianchi, spazi che hanno accolto il segno colorato di un altra persona. Corrado ha raccontato la sua storia, orgoglioso di condividerla. Olga lo ha sempre guardato con gli occhi grandi, fissi su di lui. Alla fine dei tre giorni sono tornati a casa, mano nella mano.


Traversa su Traversa, di Corrado Fabbri. foto gruppo I miei giorni con te, Alzheimer e altre demenze 

2.

Marco Lovisato, cinefilo itinerante, come si definisce (con grande modestia), ha condotto i giorni di sabato e domenica la rassegna cinematografica di Alzheimer Fest ‘E’ l’Alzheimer, bellezza!’. Ha presentato film dopo film, ha stimolato il pubblico con domande e ha condotto i dibattiti con i registi e con gli esperti. Si è trovato anche a sciogliere nodi tecnici non indifferenti: di questo lo ringraziamo infinitamente.

A lui la parola:
Grazie per avermi invitato ad Alzheimer Fest. ll mio stakanovismo purtroppo mi ha impedito di visitare tutti i luoghi della festa, a parte il Parco delle Terme per l’occasionale, ottimo, pasto. Mi ha colpito il bel clima, la voglia di divertirsi e il sorriso di partecipanti e volontari. Mi ha dato la sensazione di un evento speciale.
La parola presentare diventa una parola grossa quando la presenza in sala è di poche persone, si tratta più di una chiacchierata preliminare al film che ho cercato di rovinare il meno possibile con le mie parole… Al termine della proiezione, però, è stato bello vedere le persone uscire felici e ben disposte a scambiare due chiacchiere sul film.
Sabato erano in programma diverse proiezioni, non tutte hanno avuto una buona affluenza di pubblico, ma data la giornata e il fitto programma mica ce ne facciamo una colpa, insomma! Gli eventi più apprezzati sono stati la proiezione del documentario Ca’ Nostra di Cristiano Regina e la selezione di cortometraggi, tra i quali ha spiccato il bellissimo “E’ l’Alzheimer, bellezza!” di Gianni Zanotti e Michele Farina.
Durante la rassegna di cortometraggi abbiamo avuto il piacere di avere gli ospiti particolarmente coinvolti nell’illustrare i propri progetti. Il pubblico, se pur non troppo loquace, ha comunque partecipato con interesse e coinvolgimento.
In due occasioni abbiamo rischiato di far saltare le proiezioni per problemi indipendenti dalla nostra volontà, ma mi ha colpito molto la tenacia con la quale siamo riusciti comunque a portarle in porto, anche perché si è trattato delle due proiezioni più apprezzate (Ca’ Nostra e Cercando Camille).
Aspettavo con interesse l’incontro con Ferdinando Schiavo, che ha presentato una carrellata di film attinenti alla fragilità e alla demenza: sabato gli unici presenti erano amici e conoscenti di Ferdinando stesso, che ha comunque intrattenuto tutti con aneddoti e spezzoni tratti dai titoli più disparati. E’ stato bravo.
Ho invece un aneddoto sulla giornata di domenica: la sala cinema non era più al Palazzo delle Terme ma all’Isola della Luna, un’APSP residenziale molto curata. E’ stata una giornata molto particolare, mi sono sentito un po’ come il custode di una stanza segreta pronto ad accogliere i pochi temerari che fossero riusciti a raggiungerla. Si è creato un bellissimo clima, molto intimo, e i film sono piaciuti molto a tutti i presenti. E’ stato bello vedere i bambini coinvolti per Up e i più grandi commuoversi per Una sconfinata giovinezza. Il papà dei bambini li ha svegliati apposta per la proiezione e due ragazzi sono rimasti a vedere due film di seguito. E’ stata una bella esperienza. Grazie.

Alzheimer Fest si unisce a Marco nel ringraziare quanti hanno partecipato alla rassegna cinematografica, grazie all’impeccabile Franco Traversi, operatore dell’isola della Luna dell’ APSP San Valentino – Città di Levico Terme, per tutta l’assistenza donata, grazie a Sara Pinamonti delle Terme di Levico e Vetriolo e ai suoi assistenti che hanno ospitato la Sala Cinema venerdì e sabato e ci hanno aiutato immensamente con grande generosità. Senza di voi nulla sarebbe potuto accadere.

 

3.

Nelle tre giornate di AlzheimerFest 2018 a LevicoTerme, l’ artista Marcello Chiarenza, con il valido aiuto del suo assistente Marco Muzzolon, ha costruito una barca di rami di nocciolo, forse meditando di scivolare via sul lago di Levico. Questa, però, è una barca un po’ speciale: sul più bello è diventata un porta aperta su nuove strade, nuovi laghi, nuovi Alzheimer Fest… e questa barca/porta è ora al parco delle Terme di Levico.
Grazie al maestro Chiarenza e a Marco Muzzolon

 

4.

Alzheimer Fest ha ospitato anche l’artista Florencia Martinez con il laboratorio “la vita che abbiamo è grande cosa”.
Tante persone sono passate da Florencia, hanno partecipato alla performance con gioia, emozione e commozione. Tante mani che hanno lasciato traccia del loro essere qui, nel presente, tutti insieme. Un gesto semplice. Sporcarsi le mani con il colore. Lasciare la propria traccia, la propria impronta su un tessuto. Tante mani su stoffe diverse. Tante mani che cucite insieme formano una bandiera di mani.

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5.

‘SonoraMente goes to Alzheimer Fest’, Giorno 3: Stairway to Halloween

In mezzo alle zucche su scala spicca anche l’arancio delle sciarpe dei nostri coristi, oggi nell’hotspot di Levico! Il pubblico ci circonda, canta e applaude. Non esistono giovani, vecchi, sani, malati, stonati, intonati: esiste il compimento dell’impresa. Far cantare tutti, divertendosi. La felicità non è tanto distante da questo.

Nelle tre giornate di Alzheimer Fest a Levico Terme abbiamo avuto con noi il Coro SonoraMente. Un gruppo di persone che liberamente si ritrovano, a Milano, per cantare insieme. Alcuni hanno la memoria più fragile di altri ma non si sa bene chi, perché tutti hanno voglia di passare due ore felici e poi fare festa insieme davanti a una fetta di torta. L’ Associazione milanese Walter Vinci Onlus, grazie ad un crowdfunding partecipato e sostenuto anche da Alzheimer Fest, è arrivata a Levico con tutti 34 i coristi e i loro maestri Guglielmo Nigro e Natalia Cannone. Hanno cantato e ci hanno fatto cantare, anche in lingue diverse dalla nostra. Grazie al coro SonoraMente e ai loro maestri. (fotografie Walter Vinci Onlus)

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6.

Il Viaggio di Elena
Luca Tossani, nel pomeriggio di sabato 15 settembre dedicato ai Grandi Corti, ha presentato il suo cortometraggio “Il Viaggio di Elena” davanti a una platea di giovanissimi spettatori. Ecco le sue parole:
E’ stata un’ esperienza molto stimolante presentare il cortometraggio Il viaggio di Elena, la storia di una persona che vive il dramma dell’Alzheimer in maniera positiva e cerca tutti i giorni di vivere una vita quanto più possibile vicina alla normalità’. Il cortometraggio cerca di unire quelli che sono i ricordi di una vita alla fantasia attraverso l’uso della narrazione favolistica.

L’esperienza della proiezione di Levico è stata positiva anche per il fatto che il pubblico era composto sia da persone coinvolte in altri progetti riguardanti il cinema e l’Alzheimer, sia da studenti che hanno accolto il racconto in maniera molto viva. L’opera aveva appunto lo scopo di stimolare l’immaginazione e di porre spunti per la discussione ed il dibattito: grazie al confronto e alla partecipazione si è potuto colmare il divario che esiste sempre tra persona malata e persona sana, si è riusciti a entrare nel mondo dell’Alzheimer cercando un empatia forte verso chi vive questa situazione e nei confronti dei parenti. Cinema e racconto hanno avuto una grande valenza sociale ed umana.

Il cortometraggio è stato pensato e realizzato all’interno del mese che Gavirate, culla della prima edizione di Alzheimer fest, ha dedicato nel 2018 all’Alzheimer. Sarà proiettato durante iniziative dedicate da Progetto Rughe di Gavirate per mostrare i molti volti dell’Alzheimer, volti di persone con le loro emozioni e i loro ricordi, seppur intermittenti e diversamente espressi.

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7.

Filiage ad AlzheimerFest: Storie di figli

Anche se sono riuscito a partecipare solo alla giornata di sabato, alla fine è andato tutto bene, non ho pianto e ho fatto sollevamento pesi con il Gewürztraminer. Quando Valeria Paniccia mi ha chiamato per raggiungere lei e Francesca Di Mattia Bikbova accanto alla sequoia nel Parco secolare degli Asburgo, mi sono alzato e ho pensato “speriamo di non piangere”. Poi ha iniziato a leggere “In Via dei Matti numero zero”, un mio racconto inedito; ammetto di aver avuto un attimo di cedimento sentendo la frase “a Lucia, proprio come a me, manca sua madre”, ma è andata bene. Abbiamo parlato dei figli che si ritrovano, loro malgrado, a diventare genitori del proprio padre, della propria madre e dopo la prima domanda ho capito che ce la potevo fare. Parlare di Lucia e della sua demenza l’ho trovato più semplice che leggere poesie in pubblico o recitare su un palco mentre la band suona alle mie spalle.

Ho cercato di alleggerire i racconti con qualche battuta, tipo sul rapporto tra mia madre e Cicciobello o sulla qualità degli ascolti musicali di Lucia, e ho spiegato cosa mi sono inventato per gestire il suo problema del tornare a casa o gli attacchi di rabbia. Ogni malato, ovviamente, reagisce in modo diverso, quindi non è detto che le mie soluzioni vadano bene per altri caregiver. Ci sono stati interventi dal pubblico e hanno portato la loro esperienza anche Cristina Falomi e Manuela Berardinelli (Presidente di Alzheimer Uniti). Finito l’incontro, sono arrivato fino al lago a guardare questa installazione e poi sono rientrato per pranzare (sempre nel parco) al Ristorante Il Cibo della Memoria. Lì, alla fine, mi sono commosso con la musica dei Bandaradan che suonavano passando tra i tavoli, mentre le persone fragili sorridevano e battevano le mani. Ho pensato che Lucia si sarebbe divertita (e forse avrebbe riso anche ascoltando Paolo Hendel).

A livello emotivo è stato un evento molto impattante che deve ancora sedimentare. Un ringraziamento a Valeria che mi ha coinvolto nel progetto Filiage e a Michele Farina e Marco Trabucchi che hanno ideato il festival.

Marco Annicchiarico 

foto gruppo Filiage

foto gruppo Filiage

 

8.

Il gruppo di Al: La nostra piccola incursione all’Alzheimer Fest.

Ci siamo sentiti a casa perché:
🔝Ci siamo sentiti capiti
🔝Ci hanno spiegato tante cose nuove, ma con parole facili
🔝Abbiamo incontrato tante persone come noi che credono che “essere un caregiver” voglia dire inventarsi continuamente, non pensare che è tutto finito, continuare a sorridere
🔝Ci siamo seduti difianco a dottori importanti che non ci hanno fatto sentire piccolipiccoli
🔝Abbiamo partecipato a laboratori colorati insieme a persone malate e nessuno si sentiva diverso
🔝Abbiamo mangiato mooolto bene
..e tanto altro ancora.
Tutto questo è parte della cura.
Perché abbiamo imparato anche che un malato che può appoggiarsi a una famiglia serena (caregiver, filiage) che si appoggia a una comunità accogliente è un malato che ha una vita migliore.

(fotografie Il Gruppo di Al)L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto

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9.

Paolo Jannacci al pianoforte in duo con Daniele Moretto alla tromba.

Nel programma della serata brani dall’intenso lirismo come “Who can I turn to” di Leslie Bricusse, “Insensatez” di Jobim e “O que serà” di Chico Buarque, ma anche i brani originali di Paolo Jannacci come “Allegra” e “Chiara’s Tune”. Non manca il momento in cui Paolo omaggia il padre, interpretando pietre miliari della musica quali “Vincenzina” e “Vengo anch’io no tu no”. Ricerca artistica e lirismo fanno di questo duo una gemma nel panorama musicale.

Live dal PalaLevico Paolo Jannacci ❤️🎼

Pubblicato da Alzheimer Fest su Domenica 16 settembre 2018

 

10.

Alzheimer Ticino

“La malatia no la tol de mez la vita” si dice da queste parti del Trentino. É forse questo il senso profondo della manifestazione che si respira anche tra le persone presenti e che lottano semplicemente per avere una vita come e con gli altri. Mai soli, perché quando prende lo sconforto e la malinconia dovrebbero allungarsi le mani dei vecchi e nuovi “amici”.

ALZHEIMER FEST A LEVICO “La malatia no la tol de mez la vita” si dice da queste parti del Trentino. É forse questo il senso profondo della manifestazione che si respira anche tra le persone presenti e che lottano semplicemente per avere una vita come e con gli altri. Mai soli, perché quando prende lo sconforto e la malinconia dovrebbero allungarsi le mani dei vecchi e nuovi “amici”.

Pubblicato da Alzheimer Ticino su Sabato 15 settembre 2018

 

11.

Più Storto, più Bello. Sculture da toccare a cura della APSP Suor Agnese di Castel Tesino

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Più storto, più Bello. foto Giovanna Calvenzi

 

12.

Lo Smalto dei Versi, per un buongiorno in poesia: Franca Grisoni scambia versi e manicure con Giusi Quarenghi, Vivian Lamarque, Pasquale Di Palmo, Azzurra D’Agostino.

 

Franca Grisoni, foto Luca Chisté

Lo Smalto dei Versi, le mani di Franca Grisoni, foto Luca Chisté

Vivian Lamarque, foto Giovanna Calvenzi

foto Giovanna Calvenzi

foto Giovanna Calvenzi

Vivian Lamarque, foto Luca Chisté

Giusi Quarenghi, foto Luca Chisté

 

13.

Gianni e Claudia Zanotti
Vogliamo condividere con voi, oggi, le parole di Gianni e il cortometraggio che lo vede protagonista insieme a sua moglie Claudia. “Io voglio restare in mezzo alla gente, non mi ritiro. Ma quando si parla con le persone normali, sono loro che si ritirano, sono loro che hanno paura». Gianni Zanotti ha 74 anni. Tra le cose che modellano la sua vita c’è l’Alzheimer.
«È brutto perdere la memoria, perché si vive solo nel presente. Ma ancora reggo. Incespico nelle parole — dice bloccandosi sulla parola “incespico” — non riesco più a scrivere. Ma provo dei sentimenti, delle emozioni, ho degli interessi. Ho la mia miciona, la Claudia. Voglio restare nella comunità».
Se tutte le persone con una forma di demenza potessero esprimere quanto hanno dentro, poche non sarebbero d’accordo con Gianni. «Restare nella comunità», «non ritirarsi», vivere una vita il più possibile «normale » malgrado le spaventose difficoltà.
Michele Farina

 

14.

I ragazzi della Fucina degli Errori hanno partecipato alla rassegna teatrale di Alzheimer Fest 2018 con il loro spettacolo #Articolo20.

Il titolo Articolo 20 si rifà alla carta di Gavirate scritta e promossa nel settembre del 2017 in occasione del primo Alzheimer Fest e che all’articolo 20 ricorda: «Il tempo della demenza è una stagione della vita».
Un gruppo di giovani ha affrontato questa tematica non certo facile, portando in scena non tanto il dramma della malattia quanto le piccole e grandi difficoltà che vive il malato come persona nella sua quotidianità. Il testo ha preso spunto dall’esperienza di un piccolo villaggio olandese ove il barista, il parrucchiere, il commesso del supermercato sono infermieri o operatori assistenziali e i clienti sono malati di Alzheimer.
Una rappresentazione fuori dagli schemi tradizionali, una rappresentazione che aiuta a comprendere quanto la persona con Alzheimer possa avvertire positivamente un ambiente a lei amico e senza pregiudizi.
Spettacolo scritto e diretto da Maura Pettorrusso e Stefano Pietro Detassis di Trentospettacoli.

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15.

Libertà o contenzione?

Mary Guerriero Austrom, Andrea Fabbo e Flavio Pagano (foto Luisa Moser)

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Mary Guerriero Austrom, Andrea Fabbo e Flavio Pagano, foto Luisa Moser

16.

Zoccoli e scodinzoli: la pet activity secondo Katia Bertoldi e Michela Luise, con Paola Ossola

Michela Luise, Katia Bertoldi, presenta Paola Ossola, foto Luisa Moser

il prà dei àsen, foto di Valentina Ugo

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Pet activity, guida Katia Bertoldi, foto Valentina Ugo

Una pillola da Trenta secondi: Katia e Michela

 

17.

I quattro musicisti che presi tutti insieme in quartetto vanno sotto il nome di Bandaradàn sono quattro torinesi giovani e belli che si ripresentano a Levico Terme dopo avere incantato Gavirate durante la prima edizione dell’Alzheimer Fest 2017: Sergio Pejsachowicz, Corrado Calcagno, Luca Zennaro e Fabrizio Scolletta arrivano a ritmo balcanico a scompigliare i passi lungo i viali del Parco delle Terme.

La loro – pur elevata – perizia musicale  non è la loro qualità più rilevante, né lo è la loro – pur elevata- bellezza: quello che li rende unici è il loro affiatamento, frutto di un decennio di musica insieme, la solida esperienza teatrale alle spalle che rende ogni loro esibizione occasione di risate e di ritmo scenico impeccabile, e, infine, la loro simpatia unita a una rara umiltà.

Amici dell’Alzheimer Fest, arrivano a Levico in silenzio, si cambiano per strada senza pudore alcuno, indossano camicie psichedeliche che non li faranno passare inosservati, osservano il via vai di persone, si scambiano solo uno sguardo e poi imbracciano i loro strumenti (fisarmonica, sax baritono, tromba e percussioni): si tuffano per i sentieri del parco, scivolano tra i tavoli sotto il tendone del ristorante, coinvolgono il pubblico e gli altri musicisti che incrociano per via.

Lievi come sono arrivati, a notte se ne vanno, una coda di ragazzi che ballano scatenati dietro di loro, nemmeno fossero quattro pifferai di Hamelin.

I Bandaradàn intervistati dai Reporter del Fest, i ragazzi dell’Istituto Montagna di Vicenza

in diretta dal Palalevico i… bandaradan!

Pubblicato da Alzheimer Fest su Sabato 15 settembre 2018

 

18.

Alla Barchessa del Parco incontriamo Bruno Tognolini, poeta e scrittore per bambini e per tutti. Sabato 15, nel pomeriggio e domenica 16 in mattinata ha regalato al Festival il suo sorriso e i suoi versi. Filastrocche lanciate nell’eco della memoria gioiosa, dei bambini, dei vecchi e di tutti.
Bruno Tognolini si mette in gioco e prova a scandagliare la memoria di anziani smemorati con una cascata filastrocche: sue e dei bambini, con vocine registrate italiane, dialettali, nelle lingue migranti del mondo. Se funziona, sarà forse una breve eco di memoria, di condivisione, di dolcezza. Se non funziona, comprenderanno e apprezzeranno figli e nipoti.

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Bruno Tognolini alla Barchessa, foto Valentina Ugo

Bruno Tognolini, foto Luca Chisté

19.

Roberto Durkovic’ e i Fantasisti del Metrò

Alzheimer Fest 2018 é festa ….Levico Terme

Pubblicato da Elena Bortolomiol su Venerdì 14 settembre 2018

 

20.

ZEA, Zona di Esplorazione Artistica

Chi lo desiderava poteva portare degli oggetti curiosi di cui non sapeva la funzione che sono andati ad arricchire la collezione di Mystery Things Museum Frammenti e Misteri a cura di Michele Porcu e Mary Zurigo / Z E A Zone di Esplorazione ArtisticaMystery Things Museum un progetto di Nuphap Aunyanuphap, Stefano Mirtiti e Fosca Salvi / IdLab Z.E.A. con il progetto alzhalarte porta le persone con decadimento cognitivo nei processi dell’arte e del design dentro i musei.

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Mystery Museum, ZEA. foto Valentina Ugo

foto di I miei giorni con te, Alzheimer e altre demenze

foto di I miei giorni con te, Alzheimer e altre demenze

 

21.

“The Way of the Shaman”.
La serie di fotografie racchiuse sotto il nome di The Way of the Shaman, La via dello Sciamano, sono realizzate per @Felipe Cardeña Project da Stefania Spadoni in occasione della seconda edizione dell’Alzheimer Fest. Il lavoro è un’ulteriore tappa nel percorso creativo e di crescita del gruppo di ragazzi che, come in altre occasioni, rovescia il punto di vista sul mondo: la persona colpita da Alzheimer, considerata dalla società un malato da tollerare, da aiutare o al limite da compatire, viene invece assurto, nella concezione “tribale” della crew, al ruolo di “Capo tribù” di un gruppo.

Ecco allora che gli anziani pazienti, acconciati per l’occasione con le stoffe e i vestiti autoprodotti e ideati dai ragazzi della crew, vengono ad assumere, nella finzione fotografica, il ruolo di Grandi vecchi, di “Capi indiani”, se non addirittura di sciamani o guaritori, capaci, proprio tramite la loro malattia, di relazionarsi con le forze della natura e con le energie sottili del cosmo, ormai divenute fatalmente invisibili agli uomini “civilizzati”.

“La gente dice: È matto. Oppure: Vive in un mondo di fantasia”, scriveva Paulo Coelho. “Ma il guerriero continua ad ascoltare il vento e a parlare con le stelle”. Ugualmente, i guerrieri della crew di Felipe Cardeña continuano ad ascoltare il vento e a parlare con le stelle, incuranti dell’incomprensione del mondo cosiddetto “adulto”.
A corredo delle “fotografie sciamaniche” all’Alzheimer Fest di Levico Terme sarà esposto anche un quadro di Cardeña intitolato “Il Re del Tempo”, incentrato sulla figura mitico-simbolica del celebre dio indiano, rivisitato dall’artista in chiave pop-floreale, considerato da sempre il Signore che custodisce i segreti del Tempo, nei quali presente, passato e futuro si
uniscono e si armonizzano.

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22.

La Piccola Libreria, di Lisa Orlandi, giovedì ospita il regista-attore-autore Dario del Luca, di Scena Verticale, che ha presentato per il secondo anno consecutivo lo spettacolo Il Vangelo secondo Antonio. (foto Lisa Orlandi)

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Lisa Orlandi presenta Dario Vergassola, foto Giovanna Calvenzi

23.

Lo scrittore Flavio Pagano con l’elmetto del “soldato caregiver” e lo storico Quinto Antonelli con i racconti della vita al fronte, a 100 anni dalla fine della Grande Guerra, dialogano sul filo della memoria (e della metafora).

Flavio Pagano è scrittore e giornalista, editorialista del Corriere del Mezzogiorno e opinionista di Donna Moderna. Tra i suoi libri Perdutamente (Giunti, 2013), (Piemme, 2014). Senza paura (Giunti, 2015), Infinito Presente (Sperling Kupfler, 2016). Ha appena pubblicato una silloge di poesie.

Quinto Antonelli è responsabile dell’Archivio della scrittura popolare presso la Fondazione del Museo storico del Trentino, per la quale ha curato la collana «Scritture di guerra», edita insieme al Museo storico della guerra di Rovereto. Per Donzelli ha pubblicato, nel 2014, Storia intima della grande guerra. Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte, più volte ristampato e insignito nel 2015 del prestigioso Premio internazionale The Bridge e nel 2017 Cent’anni di Grande Guerra.

 

24.

“Design di prevenzione” è il provocatorio titolo dell’intervento di Roberto Casati, filosofo e studioso dei processi cognitivi, Direttore di ricerca presso il Centre National de la Recherche Scientifique e Direttore di Studi presso l’Institut Nicod di Parigi. “Non basta abbattere le barriere dopo averle erette – afferma Casati – La chiave di volta è integrare la nozione di dignità già nei progetti”. “Una rivoluzione?” si chiede Casati. Sicuramente lo è aver legato insieme i due principi di “dignità” e accessibilità”.

LA DIGNITA’ E I DIRITTI
L’Alzheimer Fest non vuole essere un momento di evasione dalla realtà, un’iniziativa meramente ludica fatta per dimenticare i problemi legati alle malattie neurodegenerative che toccano milioni di persone. Al contrario: fare festa vuole dire innanzitutto celebrare quelle persone spesso lasciate sole, il loro coraggio quasi sempre dimenticato, e la loro sorprendente vitalità. Festeggiamo, dunque siamo: fare festa significa anche dare voce alle esigenze di quelle persone, sancire la loro esistenza come persone giuridiche 365 giorni all’anno, fare luce sulle “mancanze” e al tempo stesso sulle straordinarie potenzialità della società civile.

Roberto Casati
Filosofo delle scienze cognitive, è dirigente di ricerca del CNRS presso l’Institut Nicod a Parigi. Ha insegnato in diverse università europee e statunitensi, e collabora regolarmente all’inserto domenicale del «Sole 24 Ore». Tra le sue pubblicazioni, La scoperta dell’ombra e (con Achille Varzi) Semplicità insormontabili sono state tradotte in una decina di lingue. Contro il colonialismo digitale ha suscitato un ampio dibattito sull’uso ragionato delle nuove tecnologie. Per MIT Press sta pubblicando con il neurofisiologo Patrick Cavanagh The Visual World of Shadows, una sintesi di vent’anni di ricerche sulle regole che il sistema visivo usa per costruire oggetti. Nell’inverno 2016 ha attraversato l’Atlantico in barca a vela inaugurando un progetto di ricerca, «Cognition in the Wind», sulla navigazione low tech. Per Einaudi ha pubblicato il mémoire La lezione del freddo (2017), vincitore del Premio ITAS Narrativa 2018.

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25.

Poesia! “Qui si curano le parole”.

Ascoltiamo la poetessa Roberta Dapunt. Letture e riflessioni con l’autrice de Le beatitudini della malattia. Roberta Dapunt ha vinto l’89esima edizione del premio Viareggio con Sincope (Einaudi, 2018)

foto Alessandro Luzio

foto Alessandro Luzio

Roberta Dapunt, foto Luca Chisté

 

26.

ROBERTO PIUMINI scrittore e poeta, ci insegna a giocare e a raccontare le parole. La poesia e cibo, poesia cibo dell’anima (un binomio perfetto): il tutto partendo dalla storia di Pierluigi, il bambino che si mangiava le O.

 

27.

La giovinezza è sopravvalutata! Parola di Paolo Hendel che, accompagnato da Marco Vicari e dalla geriatra Maria Chiara Cavallini, metterà letteralmente piazza il suo libro e la sua cartella clinica.
Con i segreti per invecchiare felici (dalla prostata in su).L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, occhiali e primo piano

 

28.

Il comico, cantautore, umorista, attore (aggiungete voi), Dario Vergassola e i suoi straordinari racconti di mare e di terra tratti da La ballata delle acciughe: ansia, ipocondria e pettegolezzi al bancone di un bar di provincia (spezzino).L'immagine può contenere: una o più persone e cielo

Dario Vergassola presentato da Lisa Orlandi, foto Giovanna Calvenzi

Il pubblico alla Sequoia per Dario Vergassola, foto Giovanna Calvenzi

29.

Luca Chisté e il suo lavoro: la mostra fotografica Quotidiani paralleli.

Per dimostrare quanto siano aperte e importanti le finestre basterebbero gli scatti di Ferdinando Scianna per le cartoline dell’Alzheimer Fest. Persone con demenza e loro familiari/caregiver che non si nascondono, non hanno paura o vergogna di mettersi in posa senza esibizionismi, come per dire: “Embè? Ci siamo anche noi”.
Basterebbe, per dimostrarlo, lo straordinario percorso fotografico realizzato appositamente da Luca Chistè nella mostra Quotidiani paralleli che apre letteralmente la festa nel prologo di giovedì 13 settembre.

Ritratti che sono una testimonianza di vita che la malattia non può sfregiare: persone circondate dalle immagini della propria storia, persone che si specchiano in quei pezzi di memoria incorniciati in salotto o dentro un album. Ritratti con ritratti, ritratti con affetti: già, perché l’altro specchio (oltre a quello dei ricordi su carta fotografica) è quello (altrettanto importante) delle relazioni umane che la demenza non taglia fuori anzi semmai amplifica, rendendole ancoraggio necessario: lo specchio degli altri, le relazioni di cura, i gesti dell’affettività ancora più preziosa se minuta.

Luca Chisté, foto Giovanna Calvenzi

foto Giovanna Calvenzi

Luca Chisté con una delle sue protagoniste, foto Giovanna Calvenzi

 

30.

Una storia vera, da godersi fino alle lacrime, è quella raccontata dalla attrice e autrice Gianna Coletti.

Lo spettacolo Mamma a carico, mia figlia ha novant’anni (regia di Gabriele Scotti), è  un monologo comico e struggente sul rapporto tra una donna di cinquant’anni, Gianna, e Anna, una ribelle di novanta, cieca, che porta occhiali 3D perché da sempre è abituata ad avere qualcosa sul naso, che non cammina più e ha la testa che ogni tanto va per conto suo.

Lo spettacolo è tratto dal libro Mamma a carico, mia figlia ha novant’anni della stessa Coletti edito da Einaudi nel 2015, ed è arricchito con proiezioni di scene di vita reale dal docufilm, uscito nel 2013, Tra cinque minuti in scena, che vede Gianna e Anna protagoniste, regia Laura Chiossone, produzione Rossofilm e MareMosso.L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, testo

 

31.

Per terra il cielo è un progetto intergenerazionale condotto da Anna Fascendini di Scarlattine Teatro che ha tra i suoi protagonisti gli anziani, anche quelli malati di Alzheimer o altre demenze e i bambini dai 2 anni in su e chi avrà la fortuna di stare in quest’incontro.

 

Per Terra il Cielo

Per terra il cielo utilizza il teatro come strumento di comunicazione, sviluppa una consapevolezza corporea, lavora sulle dinamiche relazionali, stimola la creatività e l’espressività del singolo e del gruppo, risveglia la memoria del corpo, emotiva e sensoriale. Per terra il cielo vuole fare di un’esperienza artistica un’esperienza di cambiamento individuale e collettivo.

32.
Nella sezione Ozi e Negozi c’è PerGnènt, il bazar dove si compera, appunto, per niente. 

PerGnènt è una realtà dove imparare ad esercitare il riciclo, il riuso di abiti – accessori – scarpe – giocattoli e libri. È un luogo di condivisione e scambio. Il funzionamento é semplice: l’attrezzatura e il vestiario da 0 a 10 anni é in prestito gratuito (prendi quello che ti serve e restituisci quando puoi, unici due vincoli lo smaltire in modo corretto eventuali oggetti logori o rotti e, se qualcuno di essi rappresenta affettivamente un ricordo importante, renderlo proprio). Mentre il vestiario adulto, scarpe, accessori, giocattoli e libri sono in dono.
PerGnènt si propone di essere anche luogo dove esercitare amore incondizionato, per definizione sganciato da denaro, ruolo e giudizio ed é davvero emozionante trovare riscontro anche in questo nelle/dalle persone che lo frequentano.

 

33.

I Musei che Abbracciano

La bellezza è per tutti. La bellezza è partecipazione.
Alzheimer Fest nasce e cresce anche su questo pensiero. Sono molti i musei che hanno abbracciato lo spirito dell’Alzheimer Fest, alcuni aderendo alla Carta dei Musei amici di Alzheimer Fest, e molti anche con la loro presenza qui a Levico portando un saggio delle attività svolte quotidianamente nei rispettivi territori sotto il segno dell’inclusione sociale.

I musei, strane case di riposo dove la memoria si mette in movimento. Persone che lavorano in percorsi museali dove già le persone con demenza sono di casa. Hanno accolto l’appello di Alzheimer Fest e l’hanno rilanciato con la loro vitalità, la loro cura. Esperienze diverse, stessa lunghezza d’onda. La vitalità che quando non viene imbrigliata o contenuta si ritrova anche nelle case di riposo “vere”. E se entrambe queste realtà, i musei e le strutture per anziani spesso considerati meri magazzini del passato, fossero invece “tiranti” essenziali della società civile?
Li abbiamo definiti “musei che abbracciano l’Alzheimer Fest”. Le esperienze che proporranno a Levico sono lievi e “smisurate”. Non somministrano emozioni con il contagocce, nelle formine di misure prestabilite. Sono, per l’appunto, laboratori. Punti di domanda capovolti a cui appendere, con una certa gioia, l’incerto presente.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, tabella, spazio al chiuso e cibo

foto Luisa Moser

foto Luca Chisté

foto Luca Chisté

L'immagine può contenere: una o più persone

foto I Musei che abbracciano

L'immagine può contenere: tazza di caffè

foto I Musei che abbracciano

 

34.

Allo spazio Qui si fa l’Arte è stata con noi Vea del Mas del Saro con Il Filo della Memoria che ci proporrà un laboratorio sulla lana. La lana è un materiale che naturalmente dona serenità, calma, calore. E tutte le attività che con la lana hanno a che fare sono “terapeutiche” e stimolanti. Vea ci aspetterà per trascorrere un pò di tempo in sua compagnia mentre fila la lana Bollait della Valle dei Mòcheni. Sarà un bel momento da trascorrere insieme: portate ferri, uncinetto, o anche solo la voglia di far filó!

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35.

Dov’è Sparita Betty? Compagnia Alla Ribalta, regia Jennifer Miller

L’Articolo su Il Dolomiti

 

36.

Arte Sella e la cooperativa La Coccinella hanno proposto laboratori d’arte per grandi e piccoli con materiali naturali, usuali e inusuali, nuovi e di riciclo, ordinatamente divisi e pronti a diventare qualcosa di diverso.

foto Arte Sella, Coop. La Coccinella

 

 

37.

La squadra media: i giovani reporter di Alzheimer Fest.

Quarantaquattro studenti di tre classi dell’Istituto Bartolomeo Montagna di Vicenza, corso di studi sociali e corso di audiovisivo, hanno partecipato ad Alzheimer Fest come impeccabili corrispondenti, cameramen e montatori in diretta sotto la guida delle insegnanti Rosaria Nolo e Lucia Ruggiero, coadiuvate dalla vicepreside Cristina Menichetti e i due insegnanti di supporto Martino Munarini e Sabrina Moliné.

Dalla bella palazzina di Villa Paradiso, base operativa, gli inviati si sono sparpagliati nel parco, dalle Serre a Villa Sissi, in paese e lungo le rive del lago di Levico, riportando testimonianze e riprese con sguardo delicato.

Villa Paradiso, foto Davide Miolo

Hanno inoltre presentato, nel pomeriggio al Cinema, dedicato ai Grandi Corti, un progetto documentario di ricerca sul territorio vicentino a proposito di Alzheimer e come affrontarlo. Ricordare ciò che si dimentica è il film che hanno realizzato durante un anno di lavoro. Buona Visione.

una delle dieci squadre di inviati, foto Davide Miolo

Gli inviati di Alzheimer Fest con la iena Giulio Golia

 

38.

L’Orchestra d’Argento

Incontenibili, raggianti gioia di vivere, i coristi ultracentenari dell’Orchestra d’Argento accompagnano i giovanotti che si permettono di essere ancora under 80 e che giusto per non sentirsi inutili strimpellano chitarre, suonano batterie e soffiano nel didgeridoo.

Luisa Tamanini, maestra di coro e operatrice alla Casa Santa Maria di Vigolo Vattaro, cuore dell’Orchestra d’Argento, è l’anima e la guida di un coro che oltre a cantare sperimenta i ritmi delle percussioni sulle canzoni tradizionali trentine e quelle in voga ai tempi della gioventù dei coristi, ossia l’altro ieri mattina.

Ne scaturisce un gruppo spiritoso, esplosivo, dalla incredibile gioia di essere, collaborare, cantare e suonare qualunque cosa sotto qualunque cielo. Perché cantare insieme dà felicità a chi canta e a chi ascolta.

L’Orchestra d’Argento alla Sequoia… foto Giovanna Calvenzi

…e il suo pubblico, foto Giovanna Calvenzi

Pubblico che viene punzecchiato dall’arguto presentatore… foto Giovanna Calvenzi

Coristi incontenibili, foto Giovanna Calvenzi

foto Giovanna Calvenzi

Luisa Tamanini è pronta a dirigere, foto Giovanna Calvenzi

 

39.

Il Coro Valsella

Grazie a Emanuele Montibeller, Direttore (o Dittatore) Artistico di ArteSella, le voci potenti ed emozionanti del Coro Valsella sono state protagoniste sabato 15 settembre al PalaLevico con una carrellata di canzoni patrimonio della tradizione dei canti di montagna. Impeccabili.

il Coro Valsella al PalaLevico, foto Giovanna Calvenzi

 

40.

Settimio Benedusi, il Faccista del Fest

Orgogliosamente Faccista, come ha dichiarato a Gavirate durante Alzheimer Fest 2017, il generoso fotografo dona ad Alzheimer Fest la sua presenza professionale e amica per il secondo anno consecutivo.

Quando una persona guarda il proprio ritratto, la propria faccia stampata in bianco e nero che osserva e spesso sorride, incontra nuovamente se stesso. Se questa persona, poi, è portata dal Faccista metà fotografo e metà diavoletto a fare boccacce e smorfie, è altamente probabile che scoppierà in una sana, liberatoria risata. Grazie, Settimio.

Dichiarazione Ufficiale: orgoglio Faccista.

Settimio Benedusi contempla la Valigia dei Ricordi, foto Giovanna Calvenzi

Settimio Benedusi, con Giusi Corbelli e Tanino Musso

41.

La Giacoma

La Chef La Giacoma nella vita quotidiana si chiama Cristina Giacomelli. Con il suo Maestro e Mentore, il super Chef Luciano Tona, per il secondo anno consecutivo portano ad Alzheimer Fest Il Cibo della Memoria, un Menù a pranzo e cena che segue una filosofia semplice e ferrea al tempo stesso. La Giacoma ci racconta quale.

 

42.

Il Tempo non esiste: Stefano Cagol

Il tempo vola. Il Tempo è luce. Il Tempo è magico, il Tempo è mio, è Spazio, è Libero. Così è scritto a caratteri ben leggibili sui fogli fissati a terra con sassi colorati. Una spilla rosa appena uscita dalla magica-macchinetta-fabbrica-spille ci ricorda che il Tempo non esiste. O che, per lo meno, è relativo. Instillandoci il dubbio che un po’ di disorientamento sia utile a tutti.

Prendendo spunto dal sintomo del disorientamento nel tempo e nello spazio che caratterizza la malattia dell’Alzheimer, l’artista Stefano Cagol innesca una riflessione sull’idea di tempo e sulla necessità odierna sempre più spiccata della società contemporanea di dominarlo, rincorrerlo, bruciarlo, ed evoca invece una dimensione in cui il tempo non esiste. In cui la base fondamentale del vivere quotidiano non è come ci appare. In questo modo l’approccio visionario dell’artista viene a coincidere con le più recenti teorie della scienza, come quelle della meccanica quantistica secondo le quali il tempo non è influente nel guardare alle strutture più generali del mondo.
Partendo da questo, Stefano Cagol ha ideato una performance partecipativa originata dalla realizzazione e distribuzione di una serie di spille: il pubblico diviene partecipe dell’opera creando, indossando, combinando le spille ed essendo il portatore e diffusore di un intervento artistico pensato per essere virale.

Le parole impresse sulle spille sono alcune declinazioni del tempo e suggestioni sulla sua percezione. Questo progetto rientra nella pratica portata avanti dall’artista negli ultimi dodici anni, facendo proprio un uso critico delle spille, un mezzo nato negli Stati Uniti per la propaganda politica.

Stefano Cagol è nato a Trento nel 1969. Ha studiato all’Accademia di Brera e con un post-doctoral fellowship alla Ryerson University di Toronto.

Con i suoi video, installazioni e performance, Stefano Cagol incide sul contesto socio politico riportando alta l’attenzione su varie tematiche legate alla storia contemporanea fra cui il clima, tanto da partecipare alla mostra del Ministero tedesco dell’Ambiente per la conferenza mondiale sul cambiamento climatico COP 23, alla mostra inaugurale di Haus Mödrath – Räume für Kunst a Colonia, a Manifesta 11 a Zurigo e al Padiglione Nazionale delle Maldive alla 55a Biennale di Venezia. Il suo ultimo progetto personale “The Body of Energy” è stato presentato a MAXXI a Roma, Museo Madre a Napoli, Museion a Bolzano, Kunst Halle Sankt Gallen, ZKM a Karlsruhe, Museo Folkwang a Essen e al Landmark / Bergen Kunsthall. Vive in Trentino Alto Adige Südtirol.

 

Stefano Cagol e la sua macchina per spille, foto Giovanna Calvenzi

Stefano Cagol, foto Giovanna Calvenzi

43.

Nove Mesi, mostra fotografica con performance, di Daniela Perego

Nove Mesi, foto Daniela Perego

“Se nel processo creativo l’arte dimentica a memoria tecniche e riferimenti al mondo, nell’Alzheimer la persona dimentica semplicemente il mondo”.  Così Achille Bonito Oliva ha definito il tema della fotoinstallazione di Daniela Perego, artista fiorentina.

“Oggi le persone amano esporsi ed essere protagoniste, dare in pasto al pubblico, attraverso blog, social network o programmi televisivi di dubbia fama, la propria vita… Un misto di egocentrismo, voyerismo e bisogno di apparire. Perché non dare un senso a tutto questo e andare oltre? ”

Daniela Perego desidera che  le sue foto “ricordo” possano dare un aiuto a coloro che i ricordi li stanno perdendo. Lo spazio che ospita l’evento sarà invaso da migliaia di piccole fotografie scattate lungo un periodo di “nove mesi” e, durante i tre giorni dell’esposizione, i visitatori avranno la possibilità di staccare personalmente dal muro le immagini e portarsele via subito (ogni foto è in copia unica), trasformando continuamente il lavoro. Così come ogni giorno l’Alzheimer ti ruba un ricordo, una parola, un volto fino a non farti rimanere più niente.

foto Giovanna Calvenzi

Le attrici e gli attori del Letto di Eros (Compagnie Malviste) completano la performance Nove Mesi, foto Giovanna Calvenzi

 

44.

Roberto Guadagnini, veterinario: i cani possono avere l’Alzheimer?

Cinque minuti dall’incontro Il declino cognitivo nei nostri cari animali.

Il dott. Roberto Guadagnini di mestiere fa il veterinario. Lavora in una clinica di Trento e come tanti suoi colleghi si occupa in particolar modo degli animali da compagnia – o da affezione – che vivono con noi e che fanno parte delle nostre famiglie.

Da più di vent’anni, però, si occupa anche di animali selvatici: in Svezia prima, in Italia tuttora. E’ veterinario del Parco Faunistico di Spormaggiore nonché del Servizio Forestale della Provincia Autonoma di Trento per il soccorso alpino (e ricerca su neve) e per la gestione degli orsi in cattività.

Specializzato, tra l’altro, in Medicina Comportamentale, ha rivolto il suo occhio di ricercatore oltre che sui piccoli e grandi animali domestici su lupi, linci, volpi, orsi residenti in territori controllati. I comportamenti che ha osservato gli hanno fatto constatare, uno dei primi in Italia, che anche nei mammiferi (selvatici e domestici) sono presenti malattie cognitive degenerative del tutto simili a quelle umane.

Come intervenire, allora? L’ azione che il dott. Guadagnini ha intrapreso ha dello straordinario: in clinica, a Trento, ha addestrato (o…formato…) una assistente d’eccezione: un cane femmina che si muove libera tra ambulatorio e sala d’aspetto e ‘sente’ quale animale ha bisogno di lei: la sua presenza rassicura gli altri animali e segnala al medico chi aiutare per primo. Esperienza che non mancheremo di raccontare.

45.

Trio Ametista

Trio Ametista

Nato nel 2008 nella classe di musica da camera della Scuola Musicale Camillo  Moser di   Pergine,   il  Trio   Ametista   è  composto   da   tre  giovani diplomate presso il Conservatorio F. A. Bonporti di Trento: Chiara Refatti al violino, Silvia Zampedri al violoncello e Silvia Refatti al pianoforte.

Punto   di   forza  e   di   unione  del   trio   è  la   passione   e  l’impegno nell’interpretazione di un repertorio costituito da musiche di Beethoven, Schumann, Piazzolla, Debussy e Mendelssohn. Impegnate nel lavoro a tempo pieno, dedicano il loro tempo al suonare assieme come momento tanto desiderato e di ricerca di quella sintonia caratteristica del trio.

46.

REMIDA per Alzheimer fest

Vicino all’ingresso del Parco, tra la Sequoia e Villa Paradiso, un mattino è sbocciata una strana costruzione colorata. Installazione autoportante a forma di parallelepipedo, è stata realizzata riutilizzando esclusivamente materiali di scarto e rimanenze di magazzino aziendali. Alcuni pannelli sono magnetici in modo da permettere ai partecipanti della festa di lasciare un pensiero, una riflessione, un disegno sulle pareti esterne per formare un puzzle colorato.

Partendo da materiali di scarto prelevati dalle aziende locali, il centro ReMida aperto nel bellissimo Chiostro di Voltorre di Gavirate (Varese), culla dell’Alzheimer Fest 2017,  regala una seconda vita a ciò che è destinato ad essere buttato; e lo fa con laboratori, formazione ed eventi in cui coinvolge bambini, ragazzi e adulti nella creazione attiva.
Bellissimo l’Esploratorio: L’associazione Altrementi ha allestito diverse sale tematiche in cui poter esplorare la relazione tra i materiali e la luce, la gravità, il suono, le dimensioni: Spazio Luci e ombre. Luogo buio in cui esplorare ombre, proiezioni e rifrazioni della luce; Spazio Specchio riflesso. Sala totalmente ricoperta di specchi – pavimento, soffitto e pareti – in cui sperimentare proiezioni infinite del corpo e degli oggetti; Spazio Il cantiere. Sala dedicata ad un percorso di sperimentazione delle forme e delle dimensioni.

Curiosate sul loro sito. 

L’installazione magnetica di ReMida (foto ReMida)

 

47.

Chiara Turrini, attrice.

A Villa Sissi ha presentato il cortometraggio di Marco Toscani Ti ho incontrata domani interpretando un monologo che ha commosso e incantato i presenti. Così lo presenta lei stessa:

E’ un un monologo sull’Alzheimer, questo è chiaro, siamo comunque all’Alzheimer fest, ma prima di tutto è un abito. Sì, perché mi è stato cucito addosso dalla sceneggiatrice del corto Ti ho incontrata domani Marzia Vitanza. E’ il racconto, in 11 minuti, della storia di mia madre, della madre di Michele, di Flavio, di Luisa e di mille e mille altre madri e padri e coniugi, fratelli, amici.

La storia di tutti quelli che noi accompagniamo su un sentiero che diventa ogni anno più tortuoso, ma che, grazie a qualche foglia leggera, ai fiori arancioni, ad un pezzetto di cielo, di canzone, di risata, agli occhioni di Ginevra, ricorda che è, pur sempre, un percorso di Vita. 

Chiara Turrini, Marco Toscani, foto Chiara Turrini

la performance a Villa Sissi, foto Giovanna Calvenzi

A Villa Sissi, foto Giovanna Calvenzi

 

48.

Matteo Boato

L’albero è una Performance / laboratorio che si è svolto nella radura dei Sette Abeti, vicino a Villa Paradiso. Un dialogo pittorico di gruppo ai piedi di un grande albero, la realizzazione con tecniche miste che ha portato i partecipanti, bambini e adulti, in questo luogo privilegiato e godendo di un punto di vista non convenzionale, a completare un grande dipinto organico sul tema dell’albero.

Matteo Boato, I Mesi. Trittico. Olio su tela 2017

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Laila Pozzo, fotografa, presenta i Ritratti della Salute.

Breakaleg è un’espressione in codice che gli attori inglesi usano prima di entrare in scena ed è traducibile con In bocca al lupo (viva il lupo). E’ anche il progetto teatrale di Laila, che segue da vicino, filtrati dall’occhio della macchina fotografica, molti fra gli attori più noti del panorama italiano.

E’ arrivata a Levico Terme portando in dono un progetto di ritratti, Diamoci la Mano. Nella cornice dell’inquadratura, a toccare il viso sorridente del protagonista, c’è una mano che arriva da chissà dove, mano che sostiene, che accarezza, che rincuora, che abbraccia, che consola.

Darsi la mano, un gesto semplice e silenzioso che riassume il senso di Alzheimer Fest: siamo qui, esistiamo, e ci aiutiamo a vicenda, anche senza parole. Grazie, Laila.