GLI AMICI DELL’ALZHEIMER FEST

Volete unirvi all’Alzheimer Fest? Non costa nulla. Molti l’hanno già fatto. Persone, associazioni e gruppi possono iscriversi al sito e raccontarsi in 15 righe. Ciascuno diventerà una finestra, una vetrina, una lucina sulla nostra mappa dell’Italia. E questa mappa potrà tornare utile per unire le forze, per moltiplicare la festa.

LEGGI LE NOSTRE STORIE!

Adelina per Alzheimer Fest

Adelina for Alzheimerfest
“Se mi dovessero chiedere perché sono all’Alzheimerfest o in che modo sei venuta a conoscenza di questa iniziativa? – direi – grazie ad Aldelina e Luisa”.
In ricordo di una dolce mamma e per un’iper figlia un gruppo di amiche trentine hanno deciso di partecipare e di sostenere questo primo viaggio dell’Alzheimerfest dove i ricordi, a dispetto di tutto, saranno protagonisti.
Chiara C.
Chiara T.
Elena
Elia
Michela
Mirta
Nicoletta
Alteritas Trentino

Cristina Giacomelli in arte La Giacoma

Avevo deciso che sarei nata il 19 Marzo 1975, festa di San Giuseppe e festa del papà e gli avrei preparato uno scherzo, perchè aspettava un maschietto.
All’anagrafe Cristina Giacomelli, per tutti La Giacoma, sono una cuoca a domicilio e formatrice. I miei riferimenti territoriali sono molteplici, nata a Londra, sono vissuta a La Spezia in un piccolo borgo che si affaccia sul Golfo dei Poeti, e poi in Sardegna che ha consolidato in me il senso della convivialità e partecipazione; Parma mi ha adottato culturalmente e gastronomicamente, e ho fatto miei i piatti che tutt’ora amo cucinare, le paste fresche ripiene e non , le zuppe di verdura, i fritti che mangerei e cucinerei a tutte le ore!
Mio padre Renato mi ha insegnato che la vecchiaia e l’Alzheimer non erano una malattia ma una stagione della vita con cui imparare a giocare e fino all’ultimo lo abbiamo fatto…insieme con tutte le nostre forze.
Ecco perche sono qui!

Gina e Antonio Candela

Mai accetterò l’idea che io sia l’unico ammalato di Alzheimer a poter interagire sul web, sarebbe come dire che la terra è piatta e non rotonda! Secondo me la risposta è un’altra, ovvero la vergogna o la sensazione di essere giudicato nel dichiararsi apertamente ammalato di Alzheimer. Questo marchio incute tanto terrore ma vivere isolati da tutti e cercare di inventare altre malattie per nascondersi, chi fa ciò si provoca un danno enorme a se stesso e tutta la sua famiglia.
Alzheimer, una parola sconosciuta che entrando nel mio mondo ha spazzato tutte le mie certezze sostituendoli con ansie e paure.
Eppure in questo buio grazie ad un centro Uva e al suo personale con a capo la prof.ssa Amalia Cecilia Bruni ho ritrovato la luce sotto forma di voglia di vivere e ho ricevuto una seconda vita, diversa, piena, fatta di nuovi amici, con la consapevolezza che l’Alzheimer è solo una malattia definita incurabile senza averne la certezza, ci sarà ancora molto da sperimentare ma io ho la sensazione che siamo lì quasi ad un passo anche se quest’ ultimo sarà il più arduo da fare. Il mio è un augurio per tante persone ammalate, perché trovino la forza di ribellarsi alla malattia. Non siamo soli, ma ci troveremo in tanti,

Paola Ossola

Sogno nel cassetto: far viaggiare le persone con demenza e i loro famigliari. Creare esperienze inaspettate per il sorriso altrui è la sua mission.

Luciano Tona

Luciano Tona, figlio di Osti in Brianza dove cresce con altre mire professionali ma, che inesorabilmente è travolto dalla bellezza del mestiere di cuoco. Alla fine degli anni ’80 rileva l’Osteria famigliare e la trasforma in Ristorante mantenendo il nome che da sempre l’ha accompagnato dalla sua nascita “La Fermata”, cambia arredi e stile di cucina diventa luogo di esperienza e di attuazione di modelli di cucina in Italia e all’estero frequentando locali di grande fama come Troisgros, Lameloise, Bocuse, Guerard e il mitico Bras a Laguiole, senza dimenticare i grandi ristoranti Italiani. Crea un modello di formazione nuovo e di grande impatto ben presto il suo modello di insegnamento diventa il Modello Alma che influenza e viene imitato da diverse scuole. Non stanco della ricerca scrive libri dedicati alla formazione dando nuova luce ai modelli alimentari tipicamente Italiani Da sempre attento alle tematiche sociali , ha sposato da subito questa iniziativa, il cibo come ricordo, il ricordo è vita.

Gocce di Memoria

La Soc. Coop. Soc. Anthropos di Giovinazzo (Ba), dal 1988 è impegnata nell’ambito della riabilitazione delle malattie mentali. Dal 2011 ha realizzato l’apertura di “GOCCE DI MEMORIA”, un Centro Diurno dedicato a persone affette da Alzheimer e demenze correlate. Gocce di Memoria si configura come luogo terapeutico multidimensionale, all’interno del quale agli utenti ed alle loro famiglie sono offerte attività cognitive, neuromotorie, comportamentali, di ricerca, di promozione della socializzazione e di supporto psicologico. Tali attività accuratamente personalizzate in funzione dei bisogni e delle abilità degli ospiti, sono proposte singolarmente o in gruppo e prevedono il coinvolgimento delle figure significative nella vita relazionale del malato. Molte sono le attività di sensibilizzazione e promozione dedicate al territorio giovinazzese nell’ambito delle demenze. Il grande impegno, quest’anno ha visto anche il riconoscimento ufficiale di “Comunità Amica delle persone con demenza” da parte della Federazione Alzheimer Italia. L’esperienza insegna che è particolarmente impegnativo farsi carico di una persona affetta da questa patologia. Amore, Rispetto, Comprensione e il raggiungimento di una migliore qualità di vita rappresentano i nostri obiettivi.

Le Compagnie Malviste

le compagnie malviste dal 2005 realizzano laboratori di teatro sociale e di comunità. Siedono al tavolo Alzheimer del comune di Milano e creano interventi artistici di applicazione psicosociale per persone affette da demenza cognitiva. In rete con il network Non Riservato sono attive nella mobilitazione sociale con performance urbane di coinvolgimento collettivo negli spazi pubblici. Collaborano con artisti, docenti, architetti, in vari progetti di rigenerazione e riqualificazione urbana. Teatro Fragile/Maneggiare con Cura è nato dall’esperienza di 7 anni di laboratorio di espressione teatrale con persone affette da patologia di Alzheimer (e demenze similari) i loro cargiver/familiari e liberi cittadini. Si è creata un’operatività che nel corso degli anni ha realizzato delle performance in pub, bar, enoteche, giardini pubblici che mettono in primo piano le persone in tutta la loro illuminante fragilità. Attualmente sono attivi diversi laboratori a Milano e Monza.

Flavio Pagano

Flavio Pagano, scrittore e giornalista, è autore di circa venti libri. Ha ricevuto riconoscimenti come il Premio Morante e il Selezione Bancarella Sport, e il premio dell’Unione Stampa Medico Scientifica Italiana (assegnato per la rubrica dedicata all’Alzheimer che da oltre un anno tiene su Donna Moderna). A settembre uscirà il suo nuovo romanzo, edito da Sperling & Kupfer. Alcune sue opere sono diventate spettacoli teatrali e dal suo libro I tre giorni della famiglia Cardillo (Piemme) sta venendo tratto un film prodotto da Mario Rossini per la Red Film. Ex editore, ex rugbista, suona il pianoforte e il violoncello, e ha due figli, Lorenzo e Tancredi. L’Enciclopedia Treccani gli ha dedicato una voce: http://www.treccani.it/enciclopedia/flaviopagano. All’Alzheimer Fest ha promesso che si farà in quattro.

Bandaradàn

Sergio Pejsachowicz (fisarmonica), Corrado Calcagno (tromba), Luca Zennaro (sax baritono) e Fabrizio Scolletta (percussioni), ovvero Music4YourEyes, sono quattro musicisti che incidentalmente suonano più di due strumenti a testa e non nello stesso momento.
Piccola orchestra di zingari dai ritmi zoppi, giocolieri di pentagrammi, funamboli della nota puntata, corteggiatori dell’apparato uditivo, interpretano e giocano con musiche balcaniche, klezmer e circensi per ogni occasione in cui ci sia un numero di spettatori almeno pari al loro numero ma a volte anche meno, preferibilmente un numero proporzionale e multiplo.
info@bandaradan.com è la mail dove scrivere se avete qualcosa da dire ma anche se non ce l’avete. Sono su Fesbùk. Anche.
E per le strade delle città e dei Festival. Più spesso. Saranno all’Alzheimer Fest nella giornata di inaugurazione, venerdì 1 settembre, con tutta la loro prorompente (e sonante) fisicità.

Amore, chi sei

Il progetto di realizzare un film documentario sull’Istituto per Persone dai Bisogni Speciali di Ustì nad Orlici, in Repubblica Ceca, ci ha coinvolto in primo luogo come gruppo di amici e poi come persone con varie competenze filmiche e foniche.
Abbiamo risposto a una voce arrivata con il passaparola e una volta messo piede oltre la porta automatica, ci siamo innamorati tutti.
Siamo testimoni di un lavoro di qualità altissima portato a termine come se fosse del tutto ovvio. logico, dovuto, normale.
Si può donare Dignità e Rispetto a chi si trova inerme davanti a noi.
Si può creare un ambiente positivo sia per i pazienti che per i lavoratori.
Basta organizzarsi. Basta pensare. Basta volere.
Gli effetti positivi sono al di là di ogni aspettativa. All’Alzheimer Fest arriveremo con un assaggino di tutto questo (protagonisti compresi), e ripartiremo (ne siamo sicuri) con una carrettata di nuovi amici, profumi, visioni, innamoramenti…
https://www.facebook.com/amorechisei/
Giovanna Volpi, Tanino Musso, Giusi Corbelli, Nicolas Calamari, Fabio Martina e Luca Rotondo.

Manuela Berardinelli & Alzheimer Uniti

Sono una figlia che sta cercando di placare i tanti rimorsi ed i rimpianti per una storia che poteva essere vissuta diversamente da come è andata. Tanti anni orsono mi sono ammalata di Alzheimer, niente è stato più come prima. Mio padre ci ha lasciato 10 anni fa, era caldo, ma da tanto tempo ormai non facevo più caso alla temperatura, non facevo più caso a nulla che non fosse il nostro dolore… Eravamo in sintonia in ogni cosa, strano vero? Apparentemente distanti, non mi riconosceva da tempo ero “quella signora dolce che sorride sempre…”, si tranquillizzava però quando sentiva i miei passi, riuscivo non so come a sapere quello che voleva e gli infermieri mi aspettavano come la manna. Prima della malattia non avevo confidenza fisica con mio padre, altra scuola… Se non ci fosse stato l’Alzheimer non avrei mai sperimentato la tenerezza di essere figlia, certo una figlia molto anomala che come tanti aveva dovuto capovolgere il ruolo, essere madre del proprio padre, con tutto ciò che ne consegue, eppure a riprova che ogni aspetto della vita ha sempre un lato positivo da cercare, io ho scoperto la felicità di trascorrere del tempo con mio padre senza dimostrare nulla, solo per la gioia di stare insieme, abbracciandoci, ridendo, cantando canzoni, recitando preghiere, assecondando le sue tante stranezze fingendo di capirle… Il cuore ci ha portato anche in assenza di informazioni a cercare presupposti di quotidianità possibile. Ed è questa la strada, l’unica che si può percorrere. Quando mio padre se n’è andato gli ho promesso che avrei provato a fare qualsiasi cosa perché mai più nessuno dovesse vivere la malattia come l’aveva vissuta lui, ecco perché tengo tanto all’Alzheimer Fest, ecco perché ho aderito entusiasta, ecco perché ci sarò felice di esserci. L’Alzheimer Fest è grande passo avanti per percorrere la lunga strada che porta a vivere la normalità senza distinzione di stato anagrafico o condizione fisica solo per il gusto di fare festa insieme come dovrebbe sempre essere… Manuela Berardinelli

Fiorella Molon (all’Hotel H)

Non credo nell’Alzheimer, stereotipata etichetta che uniforma un gruppo di persone che condividono la malaugurata sventura di vivere sotto il cappello di un male incurabile e disabilitante.
Credo nei sorrisi amorevoli di Angela quando vede suo figlio, che scambia regolarmente per un nipote che non ha mai avuto.
Mi emoziono alle delicate carezze di Albertina, che non ha più parole in saccoccia ma ancora tanto da dire e da offrire a chi le sta accanto.
Mi commuovo di fronte allo sguardo al contempo perso e profondo di Vanda, costantemente carico del significato di una vita combattuta ed amata, alla quale vorrebbe ancora scrivere un finale unico ed inimitabile.
Condivido la quotidianità con persone che non sanno dove si trovano, che non ricordano di aver cucinato insieme e gustato una deliziosa pizza per pranzo, ma che sentono la sicurezza e l’accoglienza di un ambiente di vita che profuma di casa.
Non credo nell’Alzheimer, che si nasconde nelle indecifrabili righe di una diagnosi redatta in un’anonima stanza ospedaliera.
Credo in Angela, Albertina, Vanda e nelle loro compagne di avventura e di sventura, in un destino da scrivere anche senza l’ausilio della memoria, in lacrime che si trasformano in sorrisi, in strutture di accoglienza che diventano case, in muri ospitali dipinti con i colori di vite da raccontare e di avventure da vivere insieme.
Operatrice O.S.S. Presso Fondazione il Melo onlus Luigi Figini.

Rifugio Carlo Alberto

Il Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni (To) esiste dal 1898 ed è una struttura residenziale della Chiesa Valdese. Dal 2000 ha iniziato a specializzarsi nella gestione di servizi per persone con demenza e per le loro famiglie. Ha sviluppato nel corso degli anni diversi servizi che coprono l’intero decorso della malattia (nuclei residenziali, centro diurno, servizio domiciliare, cafè alzheimer, supporto ai caregiver, gruppi di automutuo aiuto, week end di sollievo). Il racconto della creazione di tali servizi ci ha permesso la vittoria del premio europeo bandito nel 2013 da un gruppo di fondazioni (EFID), con il progetto “ambasciatori per l’alzheimer”. Dopo il premio abbiamo iniziato a lavorare sul territorio, facendo sensibilizzazione e formazione a commercianti, associazioni, bar, ristoranti, banche, enti pubblici. Ciò anche grazie ad un altro finanziamento da EFID, della cui rete europea di progetti che lavorano con la demenza siamo parte integrante. Il nostro approccio è sempre stato quello di partire dalla persona, cercando di adeguarci ai suoi bisogni per impostare il nostro lavoro, e favorendo al massimo la qualità di vita, indipendentemente dalla malattia. Lavoriamo molto per il rapporto con il nostro territorio, per il quale noi crediamo che le persone con demenza possano essere risorsa.

Francesca Di Mattia

Sono nata a Roma nel 1967 e sono figlia di Silvana, malata di Alzheimer. Sono una delle tante figlie e figli che hanno scelto di tornare da un altrove lontano – interno ed esterno – e di stare vicino alla loro madre o padre alzheimeriani, scoprendo nuove parti di se stessi proprio di fronte all’ineluttabilità e alla lucida follia di “Mr. Alzy”. E sono altre cose. Per esempio, sono coordinatrice di progetti culturali in Italia, in Francia e in Russia. Ho lavorato in Rai e a Sky Italia e sono ricercatrice di scrittura autobiografica (presso il CNRS di Parigi), in particolare riguardo ai temi del viaggio, della corporeità e del rapporto tra letteratura e malattia. Faccio parte dell’Associazione VoleRai – Consulta Rai per il Volontariato e ho realizzato alcune iniziative con l’Associazione Alzheimer Roma Onlus, affiliata alla Federazione Alzheimer Italia. Nel 2009 è uscito il romanzo Scritta di bianco è la mia pelle (Edizioni Palomar), e alcuni racconti e poesie sono stati pubblicati su riviste e antologie italiane, francesi e russe. Con mio padre Vincenzo ho pubblicato il libro-memoir Quando amore non mi riconoscerai (Piemme, 2014), che racconta la trasformazione di Silvana, donna, madre e moglie, e del nostro rapporto con lei. Il libro, in cui si attua una riconfigurazione totale della cosmogonia familiare alla ricerca di nuovi codici comunicativi, ci ha permesso di ritrovarci attraverso la parola scritta, e si è trasformato in un progetto sociale di condivisione del nostro vissuto. Il libro – e il cortometraggio “Non temere” di Marco Calvise (2016), di cui ho organizzato proiezioni e incontri in numerose città italiane in occasione della Giornata Mondale dell’Alzheimer nel settembre del 2016 – sono stati il punto di partenza per affrontare in modo più ampio le tematiche connesse all’Alzheimer e alla cura della persona malata, nonché agli aspetti sociali, di ricerca, solidarietà e informazione, con un metodo esperienziale che riunisce non solo competenze e saperi, ma anche sentimenti ed emozioni per una visione globale dell’essere umano e dell’incontro personale con l’altro.

Non ti scordar di me – Progetto Rughe

La Residenza Protetta per malati di Alzheimer “Non ti scordar di me” si trova in Umbria, precisamente a Castel Giorgio (TR) a pochi chilometri da Orvieto ed è inserita in un contesto ambientale tranquillo ed immerso nel verde. Ha iniziato la propria attività nel giugno del 2001 ed è la prima Residenza Protetta in Umbria che si occupa specificatamente dei malati di Alzheimer. Attualmente la Residenza ha una ricettività massima di 48 posti letto. Il personale è costituito da circa 45 operatori. Le figure professionali che operano all’interno della Struttura sono: personale medico ed infermieristico, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, terapista occupazionale, musicoterapeuta, animatrice, assistente sociale e psicologo. Le attività svolte sono molteplici: fisioterapia individuale e di gruppo; terapia occupazionale; musicoterapia; attività manuali e ricreative; pet therapy; attività all’aria aperta nel giardino Alzheimer. Noi del “Non ti scordar di me” siamo impazienti di partecipare all’Alzheimer Fest di Gavirate…siamo già pronti!!!

Raffalla Fontana

Mi chiamo Raffaella.
E sono figlia di Gian Luigi.
Un papà che ultimamente ama il rosso più di ogni altro colore.
Ha forza. Il rosso. E il mio papà.
Sorride felice quando incontra un sorriso del cuore.
Si illumina quando osserva il suo dipinto completo.
Al mio papà son simpatici i bambini. E tutte le immagini che brillano.
Me l’ha detto lui.
Qualche tempo fa. Dopo lo tsunami che ci ha travolti.
Lasciati nudi, silenziosi. Silenziati.
Il tempo necessario per germogliare. Ancora una volta.
Ci ha tolto la parola, lo tsunami e così abbiamo imparato insieme ad usare il
linguaggio delle emozioni. L’alfabeto dei colori, la grammatica delle nuance, l’analisi
logica degli accostamenti, l’infinita narrativa delle sfumature e delle gradazioni della
vita. Ci siamo raccontati per giorni interi fino alle notti fonde, blu e nere e abbiamo atteso
l’alba per descriverne il rosa, il giallo, l’arancio nell’azzurro, il calore del sole che
annuncia la serenità di un momento buono, protetto, limpido. Qui ed ora a farci
emozionare. Capire e condividere lo stesso istante.
Tanti papà e mamme si sono uniti poi in questo dialogo spontaneo, empatico e
primordiale.
Il gruppo è realtà ora e gli incontri seguono l’energia, la volontà e la forza di un
colore rosso uscito dall’astuccio dopo lo tsunami.
Mi chiamo Raffaella, sono un’Arte Terapeuta e figlia di un papà alzheimeriano che
mi ha regalato la possibilità di attraversare le barriere di galassie inesplorate ed
arrivare al contatto umano come una Colorwalker tra lo Spazio Espanso di mandala e
trasformabili buchi neri.
Buon viaggio!
(una figlia…arte terapeuta)

Giovani nel Tempo

L’APS Giovani nel Tempo nasce da una promessa che una figlia fece alla sua mamma, ovvero di fare qualcosa per le persone colpite da patologie gravi e degenerative, come le demenze e l’Alzheimer.
Il suo nome viene scelto da una frase che una nipotina disse alla sua nonna: “ Tu non sei vecchia, sei giovane da tanto tempo…”.
L’Associazione ha lo scopo di promuovere la ricerca sull’invecchiamento. Il suo progetto nasce con la collaborazione del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e con diversi geriatri, al fine di pensare al gioco non solo come un momento di socializzazione ma anche come protezione della memoria nell’ambito della prevenzione e supporto delle capacità cognitive.
Così sono stati creati tre giochi da tavolo, un quarto sarà lanciato a breve, che con la disponibilità di volontari sono stati portati nei Centri Diurni, nei Centri Sociali, nelle Case Protette, nelle Farmacie, nelle strutture per disabili, nelle famiglie.
E’ un percorso lungo, ricco di soddisfazioni e di sorrisi, di tanti momenti di felicità, di incontri e testimonianze, ma anche di un’attenta valutazione di quelli che sono i piccoli problemi quotidiani di una popolazione non più giovanissima, che può mantenersi “giovane nel tempo” con qualche piccolo accorgimento.
L’Associazione con i suoi giochi/strumento, utilizzati anche da psicologi, logopedisti, e insegnanti, si pone un ulteriore obiettivo, quello di unire il gioco al movimento con attività motorie.
E poi c’è “La Rosmarina”, l’agenda del cuore per la mente, che aiuta a trattenere, organizzare e consolidare la memoria nelle attività quotidiane.

Luisa Moser e la zia Rosina, nel progetto T-Essere Memoria

Sono Luisa. Sono di formazione archeologa e mi occupo di educazione al patrimonio per i Servizi educativi dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia Autonoma di Trento. Lavoro partendo dalle tracce, dai reperti archeologici, cioè dalla memoria del passato, per ricostruire la storia di un territorio.
La memoria fa parte del mio lavoro quotidiano… memoria di antiche testimonianze, di antichi saperi, di antichi gesti, sepolti sotto strati di terra, nascosti dall’oblio del tempo che passa e inesorabilmente fa dimenticare…
Ma la memoria ha a che fare anche con il mio vissuto personale: da 15 anni mi prendo cura della mia mamma affetta da Alzheimer.
La mia esperienza professionale e il mio aver vissuto in prima persona l’Alzheimer, mi hanno fatto nascere il desiderio di poter fare concretamente qualcosa che mettesse a frutto i miei saperi e le mie competenze. E quindi, perché no? Ideare un percorso archeologico in museo, (nello specifico il Museo delle palafitte di Fiavè), pensare a strumenti, strategie, materiali e laboratori per chi è affetto da Alzheimer, in modo che possa godere delle bellezze del nostro patrimonio e della nostra ricca realtà archeologica… inusuale forse partire da oggetti che sono portatori di memorie, per chi la memoria la sta inesorabilmente perdendo…
Così è nato “T-essere memoria”… dapprima un progetto sperimentale e poi grazie alla preziosa collaborazione e al sostegno delle colleghe Chiara Conci, Mirta Franzoi, Rosa Roncador, del direttore Franco Nicolis e del dirigente Franco Marzatico, si è espanso ed ha interessato sette Aziende per i Servizi alla Persona del territorio trentino, tre classi delle scuole primarie di Zivignago e di Madrano (TN) e la scuola dell’Infanzia di Fiavè (TN).
Il progetto dedicato ai malati di Alzheimer della Soprintendenza per i beni culturali è vincitore del “Premio Icom Musei per tutti”. Progetto per abilitare le persone con demenza a fruire delle opportunità culturali e museali.

Fondazione Zoè

Costituita nel 2008 per volontà della famiglia Zambon, la Fondazione Zoé (Zambon Open Education) si occupa di migliorare la comunicazione nel mondo della salute con lo scopo di promuovere una cultura del benessere e della qualità della vita basata sui principi della conoscenza, della consapevolezza e dell’informazione. L’attività di Zoé si concretizza durante tutto l’anno con convegni, seminari, corsi di formazione, produzioni editoriali, mostre e con il sostegno a iniziative di volontariato. Tra queste, ogni autunno la Fondazione propone la rassegna “Vivere sani, Vivere bene” (quest’anno dal 15 al 22 ottobre 2017) che porta a Vicenza protagonisti di grande spessore, proponendo una fitta serie di appuntamenti incentrati ogni anno su un tema specifico, nel quadro più generale della comunicazione della salute. www.fondazionezoe.it

Associazione Alzheimer Monza e Brianza

Nel 1992 nasce per volontà di un gruppo di familiari di ammalati di Alzheimer “ l’Associazione Alzheimer Monza e Brianza”.
Sempre per volontà dei soci dell’Associazione e per la mission statutaria della stessa, dove il malato di Alzheimer viene collocato al centro dell’attenzione e della cura, dopo anni di forte impegno e sensibilizzazione su tutto il territorio della provincia di Monza e della Brianza sulle problematiche assistenziali, finalmente viene realizzato a cura dell’Associazione Alzheimer Monza e Brianza, il primo centro diurno per malati di Alzheimer in Monza.
Nel gennaio 2000 nasce, per volere dell’Associazione Alzheimer e dei suoi soci, la cooperativa Sociale Nuovo Solco Onlus, per la gestione del centro diurno. L’Associazione è un socio fondatore della cooperativa e parte attiva nelle varie attività di sponsorizzazione. Successivamente nel 2007 l’Associazione ha inaugurato, sempre in Monza, un secondo centro diurno per malati di Alzheimer ed ha affidato anche questo alla gestione della Cooperativa.
In questi anni alla nostra Cooperativa è stata riconosciuta la capacità di offrire servizi innovativi in grado di rispondere alle esigenze dell’utenza, di offrire servizi socio assistenziali con elevato standard a costi competitivi, di essere un valido interlocutore presso le istituzioni sulle problematiche legate alla malattia di Alzheimer. Per l’innovativa gestione dei due centri diurni, dove la persona è posta al centro dell’attenzione, alla cooperativa arrivano testimonianze di “ centri di eccellenza “
I professionisti che operano all’interno della cooperativa sono spesso chiamati a tenere corsi di formazione per personale ausiliario, volontario, familiari ecc.
I centri diurni sono sede di tirocini per diverse scuole ad indirizzo tecnico e professionale; sono inoltre sede di tirocini per studenti universitari che si stanno laureando in Psicologia o in Scienze dell’Educazione. Gli studenti universitari afferiscono all’Università Bicocca o alla Cattolica di Milano.

Marco Toscani, regista

La malattia dell’Alzheimer è un tema che seguo e che m’insegue ormai da due anni. Una malattia che si fa beffe dell’umanità: in un’era in cui ci basta un click per salvare i ricordi di una vita, l’Alzheimer ci spegne portandoci via tutto, cancellando immagini, volti, passioni, amori… Contribuire a realizzare “Il sogno di Mariuccia” è stato un privilegio, un’esperienza unica e pregna di emozioni. Grazie Mariuccia, sei stata l’attrice più vera, più sincera e più spontanea che… mi abbia mai diretto. Forse è anche per questo che adesso il tuo sogno, dopo l’ultimo ciak, è anche un po’ mio.
Marco realizza cortometraggi, spot televisivi, reportage e servizi video per enti pubblici e privati. Lavori impegnati, con una grande attenzione alle tematiche sociali, tendenza che costituisce la firma del regista. www.marcotoscani.it

Focris di Saronno

Compagnia Rami e Alzheimer Cafè di Settimo Milanese

Pina ed Elena

Gruppo Assistenza familiari Carpi

Siamo un gruppo di volontari per assistere i familiari dei malati di demenza. Facciamo parte dell’associazione dlocale denominata Gruppo Assistenza Familiari Alzheimer (GAFA) e amiamo essere non solo al fianco dei familiari e dei loro cari ammalati come ascolto attento e attivo ma anche proporre nuovi progetti al servizio della famiglia, fornire formazione e informazione e collaborare con enti e servizi locali. Siamo attivi dal 2000 e abbiamo il piacere di affermare che il nostro principale scopo è da sempre quello di assistere e rendere più agevole il duro e interminabile lavoro di cura delle famiglie degli ammalati.
Gruppo Assistenza familiari Carpi

Caffè Alzheimer Firenze Via San Gallo

Il Libero Caffè Alzheimer di via San Gallo all’Alzheimer Fest di Gavirate
Il Libero Caffè Alzheimer (http://www.libriliberiofficine.it/category/libero-caffe-alzheimer/) è nato nel 2009 su iniziativa di educatori operanti in ambito geriatrico, ma an-che dell’inclusione sociale e della salute mentale. Si trova in via san Gallo, ospitato negli splendidi spazi dell’associazione LibriLiberi, impegnata a creare nel quartiere reti sociali e culturali. È stato il primo a Firenze, e ne ha ‘generati’ altri due, uno ospitato dalla Bibliote-CaNova dell’Isolotto, l’altro dalla Biblioteca Luzi, nel Quartiere 2.
Il Caffè Alzheimer di via san Gallo è aperto con una cadenza quindicinale, di marte-dì, dalle 15.00 alle 18.00 (poi, c’è chi viene solo una mezz’ora e chi resta tutto il pomerig-gio). È soprattutto proposto alle persone che ancora vivono in famiglia, ma anche a chi già frequenta un centro diurno o è ospite di una residenza assistita – in una logica di reciproco scambio e complementarietà.
Durante ogni Caffè viene anche proposta una (o più di una) attività creativa: dal 2014, in coincidenza con l’apertura il Caffè, l’associazione Crete (http://www.cretears.it/) propone ai partecipanti un laboratorio di espressione delle proprie emozioni attraverso l’argilla. La partecipazione a queste attività è assolutamente facoltativa, e non esaurisce mai il programma del Caffè, che comprende anche opportunità di informazione, formazio-ne e sostegno reciproco e momenti condivisi di relax e conversazione.

I Musei Toscani all’Alzheimer Fest

I programmi museali dedicati alle persone che vivono con la demenza possono diventare la regola, e non l’eccezione? Una persona con Alzheimer, e chi se ne prende cura, dovrebbero pensare a un museo come a un luogo accessibile, dove viene proposta – come a tutti, perché no? – un’esperienza profonda di incontro con il patrimonio artistico, storico, culturale della propria comunità.
È quanto sta accadendo in Toscana, dove questi programmi si stanno radicando e diffondendo come un virus benigno. Miracolosa moltiplicazione che ha delle spiegazioni:
i musei erano pronti. Quelli che per primi hanno deciso di proporre programmi per le persone che vivono con la demenza avevano già compiuto una riflessione sul proprio ruolo sociale e sulle adeguate strategie di facilitazione – i musei che li hanno seguiti hanno condiviso questo percorso e trasformazione;
la scelta, conseguente, di considerare i nostri programmi come integrati con le altre proposte dedicate alle persone che vivono con la demenza, coinvolgendo nella progettazione e nella realizzazione anche i familiari e gli educatori che professionalmente se ne prendono cura, anche loro pronti a condividere uno sguardo diverso, a “considerare la demenza una stagione di vita”: una ‘comunità’ che i musei contribuiscono a creare. Questo è il senso anche della nostra partecipazione all’Alzheimer Fest;
le istituzioni sono state con noi. Determinante è stato il sostegno della Regione Toscana, settore Musei, pronta a promuovere un primo corso di formazione per i musei accreditati e le reti museali nel 2013, un secondo quest’anno, un terzo il prossimo autunno. La contabilità dei musei toscani che attivano programmi per le persone con demenza la aggiorniamo di continuo: di seguito l’elenco e i riferimenti.
Stiamo lavorando per creare un ponte con l’ambito socio-sanitario, non ancora pronto ad attribuire reale efficacia a queste proposte. Condividiamo le stesse incertezze: davvero è possibile una “rivoluzione della normalità”? non è un inganno promuovere la voglia di vivere, gioire, fare tutto? una via di fuga, che non aiuta ad accettare e affrontare la malattia? “Come si può fare festa, quando c’è di mezzo l’Alzheimer?”
Dall’altra parte, è l’entusiasmo dei partecipanti a confermarci il senso dei nostri programmi. Assieme a loro verremo a Gavirate. Vogliamo che le persone con demenza restino più a lungo possibile nella comunità della quale facciamo parte. Crediamo sia una prospettiva da costruire insieme.
A partire da Palazzo Strozzi (www.palazzostrozzi.org/il-progetto-a-piu-voci/) e, a ruota, dal museo Marino Marini di Firenze (www.youtube.com/watch?v=VSQ4JfOKdlk), hanno attivato programmi dedicati alle persone che vivono con la demenza a Firenze i Musei Civici (Palazzo Vecchio, Museo del 900, Museo Bardini), il Museo Fiorentino di Preistoria e presto il Museo di Storia Naturale dell’Università e il Museo dell’Opera del Duomo; il Planetario e il Museo del Tessuto di Prato – ai quali si aggiungerà quest’anno il Museo Pecci; il MuMaT – Museo delle Macchine Tessili di Vernio; il Museo Marino Marini di Pistoia; i Musei dell’Università di Pisa (Orto Botanico, Museo della Grafica, Museo degli Strumenti di Calcolo, Gypsoteca, Museo di Storia Naturale di Calci); il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno; il Museo del Cassero di Montevarchi ; il Museo della Preistoria del Monte Cetona; il Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino – che a sua volta ha promosso un percorso formativo per i musei della zona: il MMAB – Museo della Ceramica e il Museo Archeologico di Montelupo, il MuVE – Museo del Vetro e il Museo della Collegiata di Empoli,il Museo Amedeo Bassi di Montespertoli, il Museo Civico di Fucecchio, il MuMeLoc – Museo della Memoria Locale di Cerreto Guidi, il Museo Leonardiano di Vinci.
Esiste una rete, finora informale, degli educatori di questi Musei, che offre la possibilità di uno scambio di pratiche e di esperienze, di occasioni formative condivise, e soprattutto consente di proporsi alle persone che vivono con la demenza come una serie di programmi articolata ma coordinata.
Grazie al progetto MA&A, finanziato dal Fondo Erasmus +, del quale è capofila, il Museo Marino Marini assieme ai partner europei ha realizzato un manuale che offre indicazioni e tecniche per progettare esperienze di incontro con l’arte dedicate alle persone che vivono con la demenza; e un ‘libretto di istruzioni’, dedicato alle persone con demenza e chi se ne prende cura, per favorire un’esperienza profonda di incontro con l’arte. Entrambi possono essere consultati e scaricati gratuitamente sul sito MA&A – www.maaproject.eu).

La carta Alzheimer e musei – Alzheimer Fest 2017

“La carta Alzheimer e musei – Alzheimer Fest 2017”
da motivo di esclusione a riflessione e risorsa
Quale ruolo ha, oggi, l’istituto “museo” all’interno della società?
“Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.”
Nella definizione dell’ICOM è raccolto tutto: lo sforzo, necessario e meraviglioso, che il museo può, deve (e talvolta vuole) fare nei confronti delle persone affette da Alzheimer. Il museo è racconto, anche quando le parole non ci sono più; è emozione, condivisione, incontro: è una piazza a cui afferiscono le diverse vie che la vita ci regala. E la malattia la cambia, la vita: di certo non l’annulla. Il museo è un luogo, uno dei possibili luoghi di socializzazione; non c’è soltanto un modo per “vedere” gli oggetti: ce ne sono tanti quante sono le persone che vi partecipano. E la partecipazione è la chiave con cui i musei possono aprirsi, a tutti. Anche alle persone che convivono con questa malattia.
Lieti di sottoscrivere il manifesto
BeGo Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

Associazione Rughe Extra

L’Associazione Rughe Extra nasce nella città Metropolitana di Bologna dalla passione di
quattro professioniste che hanno a cuore la promozione della salute dell’individuo con
attenzione particolare all’individuo anziano, così come del/dei suo/suoi caregiver a
prescindere dall’età anagrafica e della sua struttura familiare.
Come Associazione ci proponiamo di informare ed aiutare gli anziani nel promuovere un
invecchiamento “attivo” , nel vincere la solitudine (qualora non fossero presenti membri
del nucleo familiare o rappresentassero rilevante importanza nella vita quotidiana
dell’anziano) e nella riduzione dell’emarginazione sociale , tutti aspetti che in qualche
modo sono fondamentali anche per chi convive ogni giorno con l’Alzheimer.
L’Associazione si propone di promuovere, a tutti i livelli, iniziative per una funzionale qualità
della vita soggettiva dell’individuo, nonché di organizzare ed istituire iniziative tendenti a
realizzare attività che possano favorire e consolidare la socializzazione, l’informazione
sanitaria relativamente ai principali disturbi legati al decadimento cognitivo e fisico, così
come la strutturazione di percorsi di crescita attraverso il supporto, l’ affiancamento emotivo
e relazionale degli anziani , dei caregivers attraverso e soprattutto pratiche come le
co-terapie , di cui vorremmo darvi un assaggio nella giornata del 2 settembre.
Noi quindi ci saremo. E voi?
Per non perdersi di vista:
www.rugheextra.com
rugheextra@gmail.com
FB = @associazionerugheextra

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