LETTO DI STUPORE, “Il declino come libertà”

LETTO DI STUPORE, “Il declino come libertà”, è la performance realizzata dall’Alzheimer Fest e dalle Compagnie Malviste per la giornata mondiale dell’Alzheimer il 21 settembre a Milano. Gli attori, un violinista, una ballerina, si muovono intorno a un letto vero, d’ospedale, un letto di casa di riposo portato all’aperto, tra la gente, in mezzo alla città, nel cortile di Palazzo Marino (al termine del convegno “Alzheimer tra miti e realtà”, organizzato dall’Osservatorio Alzheimer del Comune di Milano). Nato da un’idea (un racconto) di Michele Farina del Corriere della Sera e dalla voglia di ricordare Oscar Selicato, pioniere dell’Alzheimer Fest, Letto di Stupore si è spostato in piazza San Fedele e poi davanti al Pac. In mezzo alla gente, alla luce del sole.

Partendo da alcuni tra gli aspetti più duri dell’esperienza vissuta ogni giorno dalle persone (dalle famiglie) con l’Alzheimer, nelle case e nelle strutture di ricovero, il percorso messo in scena dalle Compagnie Malviste attraverso la parola, la musica e la danza, ci porta a riflettere sulla possibilità (che il tempo della malattia diventi (sia) una stagione DI vita (e non soltanto, anagraficamente, “della” vita).

Si parte dalla storia (vera e trasfigurata) di una persona “allettata” con l’Alzheimer, dalla storia di Oscar all’ospedale San Paolo di Milano, per arrivare all’esperienza collettiva del letto inteso e vissuto simbolicamente: NON deriva esistenziale (come nell’espressione “letto di dolore”) ma porto di arrivi e partenze, luogo di tenerezze, scialuppa e non àncora, crocevia di legami umani e non crogiuolo di costrizioni. Un letto in trasformazione. Il declino come libertà (non come contenzione/protezione e isolamento). Letto di stupore.

Protagonisti della performance Le Compagnie Malviste, gruppo di teatro sociale e parte viva dell’Alzheimer Fest, Alvise Campostrini e Alessandro Manzella, Roberto Broggi e il suo violino, Veronica Gambini e la sua interpretazione.

Dedicato a tutti gli allettati. E a tutti gli stupìti.

“Questo è il letto di Oscar Selicato. Oscar abitava dalle parti di via Mecenate e raccontava a tutti che aveva l’Alzheimer”

“Lo raccontava a tutti perché non aveva vergogna, perché gli piaceva stare in mezzo alla gente”

“E alla gente lui diceva che la bellezza è tutto”

“Però dopo un po’ che aveva l’Alzheimer gli è successa una cosa non tanto bella”

“L’anno scorso di questi tempi è finito all’ospedale. Per l’ultima volta. Mi sembra di vederlo, reparto Medicina Interna…”

“Guarda, l’hanno legato al letto mani e piedi. L’hanno tenuto sedato. Per dieci giorni. Farmaci e cinture. Prima hanno chiesto il consenso alla moglie. E’ per il suo bene, hanno detto, e un po’ anche per il nostro”.

“Si chiama contenzione, signora. Anzi meglio: protezione. Oscar è in buona compagnia. Sa quante persone con l’Alzheimer in Italia vengono contenute, pardon protette? Miglia-ia. Nelle case di riposo. Nelle abitazioni. Negli ospedali. Per contrastare i cosiddetti disturbi del comportamento. Per il loro bene…”. E (sussurrando, ndr) anche un po’ per il nostro…”

“E lei, la moglie di Oscar, all’ospedale, che cosa doveva fare? Ha accettato. Prendere o lasciare. Però dopo qualche giorno l’è sembrato tutto esagerato. Ha detto: troppa cura, troppa protezione. E’ sedato, impasticcato: non scappa, non vi prende a sberle. Tanto vale scioglierlo. Un polso, una caviglia, fatelo per noi parenti…”

“Allora quelli dell’ospedale hanno provato a slegarlo. Mica facile. Si era bloccato il sistema di chiusura. Così hanno dovuto chiamare qualcuno che smontasse la testata del letto, dalla parte dei piedi, per sfilare i morbidi legacci che proteggevano Oscar”.

“L’hanno slegato, Oscar Selicato. Gli hanno tolto la protezione. L’hanno lasciato andare. Era entrato all’ospedale camminando coi suoi piedi. E’ uscito con gli occhi spenti, protetto da una barella”.

“Però Oscar diceva che la bellezza è tutto. E noi gli crediamo. E’ per questo che il suo letto è qui adesso. E’ il letto di migliaia di persone che in questo momento vengono contenute e protette in giro per l’Italia”.

“Ma, se lo vogliamo, sono letti in trasformazione. Perché sempre più persone credono come Oscar che la bellezza faccia bene alle persone con l’Alzheimer. Credono che i legami e i rapporti umani facciano meglio degli strumenti di contenzione. Legano di meno, e sono molto più legali”.

“Ci sono tante persone con l’Alzheimer che ogni giorno in Italia vengono strappate al loro letto di dolore, alla condizione di isolamento a cui sembrano destinate”.

“Persone con l’Alzheimer e loro familiari. Vivono le sorprese della vita in mezzo agli altri. Sani e meno sani. Vivono il declino come libertà. Nel loro letto di stupore”